Riflessioni elettorali

Non voglio addentrarmi in questioni politiche, e meno di parte,  ma credo che ci sia una lettura degli avvenimenti e dei dati che implica profonde riflessioni. Una visione, non interpretazione, molto superficiale del voto, avulsa dalla sua distribuzione, può essere così riassunta, per gruppi e non sempre per coalizioni: 

–       12 milioni di italiani hanno votato per il centrodestra, maggioranza che dovrebbe esprimere e formare il nuovo governo e deve essere messa in condizione di farlo per esserne giudicata

–         7 milioni di italiani per il centrosinistra, che ha perso la sua caratteristica fondamentale di riformismo e movimento del lavoro, per diventare semplice contenitore numerico di minoranze spesso rissose.

–         4 milioni di italiani per il M5S, espressione del populismo ma soprattutto della perpetrazione dell’ assistenzialismo più sfacciato senza nessuna visione del future delle responsabilità quanto delle opportunità del paese

–         2 milioni di italiani per Azione, che rimane una incognita, che non si sa se e con chi sarebbe disponibile a negoziare e condividere responsabilità e percorsi  .

–        1 milione, almeno, di voti dispersi per velleità personali

Malgrado la fluidità tutta italiana della collocazione e del comportamento dei parlamentari e dell’inaffidabilità delle dichiarazioni preelettorali va notato che:

–       13 milioni di italiani avrebbero quindi espresso un voto contrario alla maggioranza che dovrebbe esprimere e formare il nuovo governo 

–     17 milioni non hanno espresso alcuna preferenza, non si sa se avrebbero espresso un voto diverso se non contrario, ma il loro silenzio mi pare possa interpretarsi come una chiara bocciatura dell’attuale classe politica considerata nella sua interezza. 

–       Nessuno ha per fortuna parlato di frodi, ma l’inusuale esercizio del voto in una sola giornata e la concomitanza del maltempo in specifiche aree aiuta il trionfalismo e le rivendicazioni di movimenti di spinta populista, che ostacoleranno comunque qualsia riforma, sia economica che costituzionale.

Sono risultati di una pessima ed indegna legge elettorale che penalizza la chiarezza e non facilita né etica né fedeltà al mandato ed il cambio del sistema non deve essere una bandiera di una parte, ma esigenza di tutti, a cominciare dalla trasparenza e rigidità dei mandati per finire ai troppi livelli di discrezionalità post voto per determinare la guida le Paese. Purtroppo queste elezioni evidenziano ed acuiscono (per la campagna condotta su promesse di ogni tipo e su elargizioni e non su una visione del futuro) anche una frattura profonda tra nord e sud, una spinta preoccupante di un consistente bacino elettorale verso un insostenibile assistenzialismo piuttosto che aspirazioni di equità, coesione e partecipazione nazionale, progresso, aggancio e protagonismo nel primo mondo.  Mesi molto difficili ci attendono e l’esecutivo farà bene a non trascurare questi aspetti, di una vittoria in bilico, decisioni amare ed immediate, riforme difficili in un quadro di una burocrazia pervasiva preparata, anzi accuratamente predisposta, per frenare qualsiasi novità. Nessun trionfalismo e cautela nelle speranze, ma neppure rassegnazione …. sotto questo aspetto abbiamo già raggiunto il 40% di astensione. Gian Carlo Poddighe

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