Quando nella terza settimana di ottobre Sergio Mattarella convocherà le consultazioni per incaricare il prossimo presidente del Consiglio, il capo dello Stato si troverà alle prese con la nascita del sesto governo della sua presidenza. Mattarella, durante il suo primo mandato e nell’avvio di questo suo secondo incarico, ha già dovuto gestire quattro crisi di governo oltre alla nascita travagliatissima del primo governo Conte, un parto talmente complicato da entrare nel novero politico-giornalistico di crisi a tutti gli effetti.
Uno dei principi a cui si è appellato il capo dello Stato è stata la scadenza naturale della legislatura, quinquennio da rispettare il più possibile, quando possibile. In questo caso siamo a inizio legislatura e dunque l’attesa al Colle è di poter affidare l’incarico di governo a un esecutivo che entri subito nel pieno delle sue funzioni.
Un altro principio è stato trasferire nelle istituzioni la volontà popolare, espressa con il voto e non con i sondaggi: il Presidente ha sempre assecondato la volontà popolare in base a come era espressa nei gruppi parlamentari, mediandola con la forma parlamentare della nostra democrazia.
Ogni premier incaricato, cioè, ha dovuto avere una solida e netta maggioranza parlamentare anche quando il premier è stato Mario Draghi, personalità al di fuori degli schieramenti politici. Un altro elemento chiave nella gestione delle formazioni dei governi da parte di Mattarella è stato il tempo, con una altalena di accelerazioni e frenate a volte per incalzare i partiti e a volte per dare loro l’agio necessario ad avviare i processi politici.
In questo caso non pare che il tempo sia moltissimo, ci sono la manovra da approvare e presentare a Bruxelles, c’è il vertice del G20 in Indonesia a cui partecipare. L’orientamento del Colle dunque è di convocare le consultazioni non appena saranno eletti i presidenti delle Camere e dunque nei primi giorni della settimana, molto probabilmente intorno a martedì 18.
Se il risultato del voto sarà netto e la maggioranza chiara e unanime nell’indicazione del possibile premier basterà un solo giro di consultazioni, altrimenti si aprirebbe una partita ben più complicata ma sempre con l’obiettivo di dare in fretta un esecutivo al Paese.
Ovviamente per il Presidente, oltre alla maggioranza solida è fondamentale il programma condiviso dai partiti che sostengono il governo, il rispetto della Costituzione e l’ancoraggio ai valori internazionali storici del nostro Paese.
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