Brics e Sco

“PRIMA” esisteva la Guerra Fredda, e fondamentalmente il mondo diviso in due blocchi, “POI” è venuta la globalizzazione, “ADESSO” con la de-globalizzazione si torna ai blocchi, non solo due, che siano economici o militari, sono sempre geo-strategici più che geo-economici

In questo nuovo, articolato e complesso quadro economico globale emergono le cosiddette potenze geo-economiche, ed in questo contesto è importante seguire il percorso di quelle che si raggruppano in vario modo, Cina Russia ed India.

Non ce ne siamo accorti, ma da più di un ventennio stanno in ogni dove, bastano due esempi, BRICS e SCO. E dietro queste sigle agisce  pure qualche europeo che fa da sponda e gioca un pò sporco.

Sotto l’acronimo BRICS troviamo: Brasile, Russia, India, Cina, e Sudafrica.

Questi paesi sono accomunati da alcune caratteristiche simili: la marittimità o comunque il facile collegamento marittimo, la condizione di economie in via di sviluppo, una popolazione numerosa, un vasto territorio e abbondanti risorse naturali strategiche, commodities, una forte crescita del PIL e della quota di penetrazione nel commercio mondiale.

Nel complesso i paesi appartenenti ai BRICS rappresentano oltre il 42% della popolazione mondiale, il 25% della totale estensione della Terra, il 20% del PIL mondiale, e circa il 16% del commercio internazionale (15).

Le differenze tra questi cinque paesi sono enormi, ma perseguono gli stessi obiettivi: consolidamento regionale, riconoscimento quali interlocutori di livello primario, investimenti in altri continenti, creazione di una rete economico-politica.

Sotto l’acronimo SCO Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (fondata negli anni ’90 e pienamente operativa dagli inizi del secolo), troviamo un raggruppamento multilaterale guidato dalla Cina che comprende anche Russia e India, anch’esso motivo di emersione potenze geoeconomiche od aspiranti tali

La SCO in qualche modo lega e sovrappone gli interessi ma invece del legante del mare ha il vincolo delle frontiere comuni, una organizzazione che molti esperti internazionali considerano  qualcosa di molto simile ad un’alleanza geostrategica (ed a maggior ragione se verrà estesa all’Iran  comunque partecipa fa quasi vent’anni come osservatore)

Stiamo parlando di raggruppamenti/organizzazioni che anche quando non hanno sovrastrutture decisionali formali comuni hanno meccanismi di consultazione e coordinamento ed agiscono In un perimetro ampissimo dalla logistica, all’energia (con attività esplorative ed estrattive spesso comuni), alla sicurezza alimentare e ambientale, all’innovazione, alla trasformazione digitale e all’economia verde (seppur in un’accezione molto diversa da quella europea, con l’acqua come primo motivo), e insieme tracciano linee programmatiche di tipo geopolitico che non sempre coincidono con quelle occidentali.

Anche se viene alla ribalta come promozione dell’Iran, si tratta di un’organizzazione che – nata da un’esigenza prettamente militare (le tensioni alle frontiere) – si è evoluta nei suoi più che vent’anni di esistenza, sino a “lavorare” ANCHE l’impiego delle commodities come arma strategica.

La caratteristica di queste organizzazioni, regionali o globali, è che “tutti quanti” sono ambiti come partner e sono posizionati a livello globale grazie alle loro risorse, alle capacità tecniche e tecnologiche e capacità/opportunità di investimento, ed agli effetti globali, in particolare per l’ Occidente nelle sue attuali e molteplici crisi, poco importa se all’interno dello stesso gruppo si mantengono concorrenza se non conflittualità, come Cina ed India che anno problemi di confine e si contendono l’Africa. Gian Carlo Poddighe

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