In vista delle elezioni politiche che si terranno fra meno di due settimane, i partiti e i relativi schieramenti continuano a giocare ai duellanti dilettanti, mentre cercano di accaparrarsi l’elettorato sminuendosi a vicenda e facendo proposte e promesse estemporanee e perlopiù tese a esaudire le necessità del momento: “Tranquilli, alla bolletta del gas ci pensiamo noi”, “Con noi il Reddito di Cittadinanza non te lo leva nessuno!”, “Votaci che noi ti tagliamo le tasse”, “Votaci e non vedrai più in giro preoccupanti facce nere da stupratore”, e così via, in una guerra esasperata a chi la spara più grossa. E per accaparrarsi i milioni di voti rappresentati da quella fascia di elettori che va dai 18 ai 30 anni, e che rappresentano il vero futuro della nostra società (e dunque il nostro) il massimo che i partiti e i loro rappresentanti sono riusciti a fare è stato finora andare su Tik Tok a fare i giovanili, pensando che basti usare un finto linguaggio “giovane” per assicurarsi il loro voto, (e ritenendoli di conseguenza dei mentecatti senza cervello.)
Nessuno dei nostri politici, davvero nessuno, ha pensato bene di occuparsi davvero del loro futuro. Nessuno ha ancora capito davvero che il loro futuro è il nostro futuro, il futuro di tutti noi. Programmare politicamente un vero scenario futuro è faticoso, richiede impegno, rispetto, e soprattutto una visione a lungo raggio. Richiede avere intelligenza, competenza, passione; richiede saper ascoltare questi giovani e capire profondamente di cosa hanno davvero bisogno, di cosa ha bisogno questo pianeta, di cosa ha davvero bisogno la società di oggi; richiede una comprensione profonda di quali sono i veri problemi di un mondo in trasformazione e studiarne le adeguate soluzioni; vuol dire soprattutto comprendere che bisogna cominciare ad avere il coraggio di abbattere molti schemi sociali ormai superati e pensare diversamente. Già, il famoso “Think different” diventato il primo e più famoso degli hashtag…
Credete voi che i vari Salvini, Letta, Calenda, Conte, Berlusconi, Meloni e Di Maio siano capaci di tutto questo? Noi pensiamo di no. Noi pensiamo che siano culturalmente indietro di quarant’anni. E temiamo che, se e finché non arriveranno a rappresentarci menti davvero aperte e capaci, questo benedetto “futuro” rimanga prigioniero del peggiore passato.
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