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L’idrogeno è tanto pericoloso che  per legge è perfino proibito usarlo per gonfiare i palloncini dei bambini, eppure certe anime candide vogliono che per legge   ci si sieda sopra nelle auto e sugli autobus ..

         Idrogeno (che non è una fonte rinnovabile, malgrado la vulgata diffusa

L’idrogeno (H) non è una risorsa energetica bensì un vettore energetico proprio come l’energia elettrica e da produrre come tale, anche se offre una maggiore efficienza di stoccaggio dell’elettricità e può essere usato sia in campo stazionario che mobile. 

L’H è l’elemento più abbondante esistente in natura, però non si trova allo stato puro, ma combinato con altri elementi dai quali deve quindi essere separato. 

L’H è attualmente usato nell’industria metallurgica, alimentare, elettronica e chimica e la sua produzione è data dal processo di reforming ovvero una reazione fra acqua e idrocarburi (combustibili fossili), e con questo si torma al punto iniziale. 

Per produrre idrogeno tramite fonti rinnovabili è necessario utilizzare il processo di elettrolisi che consiste nell’attraversare l’acqua con una certa corrente elettrica (da produrre secondo le anime candide con eolico o solare, quindi con problemi di continuità nell’erogazione). 

Il problema è che l’elettrolisi essendo meno efficiente del reforming risulta più costosa così che solo il 4% dell’idrogeno prodotto attualmente avviene per elettrolisi. 

Per invertire la tendenza è necessario ricorrere a forme economiche di generazione dell’energia elettrica; è difficile che il numero di impianti eolici e solari faccia si che risulti più conveniente l’elettrolisi rispetto al reforming con idrocarburi senza aspettare che questo avvenga per un aumento dei prezzi dei CF dovuto al loro esaurimento, e pertanto l’unica alternativa torna al nucleare.

Tutti questi fattori, compreso l’esaurimento dei CF, hanno una condizionate a fattore comune, il tempo, che è quello che ambientalisti radicali considerano, percorrono ed interpretano in un solo modo: subito.

Le ultime proiezioni, con in cambio rispetto al quadro a suo tempo delineato dal PNIEC, stimano una consistente incidenza dell’idrogeno nel bilancio dei consumi nazionali, con una domanda di 2,2 miliardi di metri cubi al 2030 distribuita tra i settori che ne fanno storicamente uso (come la raffinazione) e gli usi finali (prevalentemente trasporti ed altri consumi energivori).

Nella realtà l’idrogeno è ancora una incognita, su cui si scommette molto, qualcuno dice troppo: a parere dello stesso a.d della SNAM che ha pesantemente investito sul settore, acquisendo una importante partecipazione nell’italiana De Nora, l’incognita non è tecnica, ma di mercato e di educazione/accettabilità da parte delle utenze: per rendere l’idrogeno competitivo dal punto di vista dei costi è necessario realizzare gli investimenti del PNRR e aumentare le rinnovabili dedicate alla produzione di questo vettore energetico, ma al riguardo bisogna disegnare come dovrà essere il mercato. 

In un tempo più ravvicinato, ci sono altre iniziative più accessibili ed economiche per la decarbonizzazione. Gian Carlo Poddighe

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