Svelato il segreto Green di Pulcinella

Una convinzione radicata tra gli addetti ai lavori e sempre contrastata, sia – ovviamente – dagli ambientalisti che da altri settori, dalla politica  alla Chiesa cattolica sempre attenti alla ricerca di facili consensi, sia dalla stampa che – anche per titoli e pubblicità – non ha mai dato spazio a quello che era un “segreto” gridato, di fronte a costosissime mobilitazioni.

I tedeschi hanno sollevato il velo, da noi – visti gli attori in gioco e le complicità, non ultimi gli accordi elettorali, sarà difficile che si faccia mai chiarezza, neppure da parte del COPASIR.

Come diventare il quasi monopolista nella fornitura energetica in Germania? Pagando la politica e soprattutto quelli che pretendevano di proteggere l’ambiente. Come rivela oggi Die Welt Gazprom, la società che cura la fornitura del gas russo all’occidente, ha pagato quasi 200 milioni alla Fondazione per il Clima tedesca, associazione ambientalista controllata dal politico della SPD Manuela Schwesig, che è anche presidente del Land del Mecklenburg-Vorpommern. Tutti questi denari si sono trasformati in rivoli che sono andati a decine di aziende e fornitori della fondazione, pagando eventi e attività di comunicazione dell’associazione.

Gazprom ha giustificato in modo limpido questi finanziamenti multimilionari affermando che si trattava di soldi destinati a guadagnare il consenso popolare necessario per terminare il gasdotto Nord Stream 2, attualmente bloccato dopo l’invasione dell’Ucraina. Questi dati sono stati forniti dalla stessa Fondazione Climatica alla redazione di Welt, ma fra questi numeri non informazioni relativi a 15 milioni di dollari destinati alla “Parte indipendente” della fondazione, le cui spese sono invece rimaste riservate.

Quindi con 200 milioni di euro circa il Cremlino si è comprato la politica tedesca, soprattutto quella della SPD e degli ambientalisti, condizionandone le scelte e facendo il bello e cattivo tempo. Indirettamente questi soldi hanno poi finito per condizionare anche tutta la politica europea sull’energia: infatti è noto che a Bruxelles non si muove nulla che non vogliano i tedeschi e, soprattutto, che non voglia la SPD. Secondo voi con 200 milioni pagati ad una sua fondazione non si è influenzata la SPD tedesca?

Quindi, alla fine, scopriamo che la politica ambientalista Nord Europea, quella dei buoni, degli etici, di coloro che vogliono salvare il mondo dal surriscaldamento, è stata pagata da Putin per venderci più gas. Tra l’altro a prezzo di saldo, visto le cifre in gioco.

Ma non è finita qui.

La Germania si era posta come obiettivo quello di riempire i depositi di gas metano nazionali al 75%  al 31 agosto. Oggi il FAZannuncia che questo obiettivo è stato raggiunto con due settimane di anticipo, per cui il livello di riserve è molto più alto rispetto allo scorso anno, quasi di una ventina di punti percentuali

Come si è riusciti in questo obiettivo? Con un po’ di fortuna, una crisi industriale e infischiandosene del “Green.

La fortuna è quella di un’estate calda che ha diminuito al minimo possibile l’uso del gas a scopo di riscaldamento. La crisi industriale è evidente, con una serie di cali su base annua della produzione industriale tedesca.

A partire da marzo la produzione industriale tedesca è stata inferiore a quella dell’anno procedente. quindi è stato facile, con una minore produzione industriale, risparmiare gas e cumularlo nei depositi.

Quindi c’è il terzo fattore: il mix energetico tedesco. Semplicemente la Germania è tornata potentemente a utilizzare il carbone per produrre elettricità al posto del gas, come potete vedere dal seguente grafico:

Il gas è diventata la fonte energetica meno utilizzata per generare elettricità, mentre il carbone, lo sporco carbone , è diventata quella più utilizzata. Alla fine la Germania manda Greta in pensione brucia quello che può, riuscendo a rendere meno rilevanti le forniture russe. A queste condizioni è facile riempire le riserve di gas…. Giuseppina Perlasca / Gian Carlo Poddighe

Lascia un commento