Giorgia in fuga

Anche se mancano ancora due settimane al deposito ufficiale delle liste dei candidati, la campagna elettorale è già entrata nel vivo. A monopolizzare il dibattito politico negli ultimi giorni è il tema delle alleanze nel centrosinistra, con l’accordo tra Partito Democratico e Azione/+Europa siglato da Enrico Letta e Carlo Calenda dopo diversi giorni burrascosi.

È quindi un ottimo momento per fare il punto sulle intenzioni di voto, anche perché nelle ultime due settimane – proprio per “inseguire” gli sviluppi dell’attualità politica – sono stati pubblicati ben 13 sondaggi da parte di 9 istituti differenti (praticamente al ritmo di uno al giorno).

Nelle intenzioni di voto alle liste, queste elezioni si vanno sempre più configurando come una corsa a due tra Fratelli d’Italia e Partito Democratico, entrambi in crescita e separati da pochi decimali, a cavallo del 23%. Al terzo posto, staccata ormai di ben 10 punti dalla capolista FDI, troviamo la Lega, nuovamente al suo punto più basso di questa legislatura. Il Movimento 5 Stelle resiste poco sopra il 10%, anche se alcuni istituti (Demopolis, Quorum e Tecnè) lo vedono un filo sotto questa soglia “psicologica”.

Alle spalle dei 4 partiti maggiori (anche se ormai sono solo due i soggetti che potremmo definire tali) troviamo una Forza Italia all’8%, seguita da Azione/+Europa al 5%. Probabilmente è ancora presto per dire se la fuoriuscita di alcuni “pezzi da 90” da Forza Italia come i ministri Brunetta, Carfagna e Gelmini (e l’ingresso delle ultime in Azione) porterà ad un travaso di voti tra queste due forze politiche.

Di certo c’è che la federazione capeggiata da Calenda, nell’ultimo periodo, si è vista stimare in alcuni sondaggi tra il 6 e il 7 per cento, un dato mai così alto dalla sua fondazione. 

Per quanto possa sembrare un argomento da addetti ai lavori, il perimetro delle coalizioni ha una grande importanza in vista del 25 settembre. La legge elettorale – il Rosatellum – prevede infatti che oltre un terzo dei seggi (147 su 400 alla Camera, 74 su 200 al Senato) vengano assegnati in collegi uninominali con un sistema maggioritario a turno unico.

Ciò significa che in ciascun collegio la lista (o, più probabilmente, la coalizione) che otterrà anche un solo voto in più delle altre conquisterà il seggio corrispondente.

Il centrodestra ha già definito sia il perimetro della coalizione (ne fanno parte FDI, Lega, Forza Italia e i centristi di NCI-UDC e del gruppo di Brugnaro) e parte nettamente in vantaggio con il 46,4% che si ottiene dalla somma dei consensi delle sue componenti.

Il centrosinistra, al momento, arriverebbe al 33,6% – quasi 13 punti in meno – ma soltanto se non vi saranno defezioni rispetto al perimetro immaginato dal segretario PD Letta, e che vede alleati ai democratici sia Azione/+Europa che Verdi/Sinistra italiana (oltre a MDP, di cui si è già detto). Fuori dalle coalizioni, si preparano alla corsa solitaria il Movimento 5 Stelle – “scaricato” dal PD dopo la caduta del Governo Draghi – ma anche Italia Viva di Renzi, che non è riuscito a raggiungere un accordo con il PD (si dice per la scarsa propensione di Letta a concedere candidature in collegi uninominali “sicuri”).

Nelle settimane centrali di agosto, di norma, gli istituti di sondaggio si prendono una pausa. In passato, soprattutto quando il quadro politico è andato in fibrillazione durante il periodo estivo (il 2019 del “Papeete”) è stato possibile apprezzare variazioni non indifferenti tra il “prima” e il “dopo” al ritorno dalle ferie.

È quello che ci aspettiamo di vedere anche questa volta: un’occhiata alle tendenze di lungo periodo suggerisce che potremmo trovarci a un ulteriore rafforzamento di FDI e PD, a un calo della Lega, e a un risultato che – quale che sia – potrebbe risultare decisivo per le sorti di M5S e FI, forse i partiti che in prospettiva avranno le maggiori difficoltà a proporsi come alternativa attraente agli occhi degli elettori.

Soprattutto, le prossime settimane ci diranno quali saranno infine i contorni dell’offerta politica con cui andremo a votare il prossimo 25 settembre. Da questi contorni dipende buona parte dell’esito del voto: come emerso da diverse indagini realizzate da YouTrend nei giorni scorsi, una coalizione di centrosinistra più “ristretta” (senza Azione/+Europa, o viceversa senza Verdi/Sinistra) avrebbe messo a rischio un numero di collegi non indifferente, finendo per cementare ulteriormente le possibilità di vittoria del centrodestra.

Al momento, infatti, la vittoria elettorale della coalizione di centro-destra risulta essere l’esito più probabile per il 40% italiani, una quota molto superiore a quanti invece ritengono che possa vincere il centrosinistra (15%). Questi numeri, raccolti da SWG, sono confermati dalla rilevazione di Demos per “Repubblica”, secondo cui a scommettere sulla vittoria del centrodestra sono oltre 6 italiani su 10 (62%).

Non va dimenticato, peraltro, che esiste una quota non irrilevante di italiani che nei sondaggi si dichiara indecisa o propensa ad astenersi, e che oscilla intorno al 40%; un dato che però va a sua volta letto tenendo presente che molti elettori baderanno ben poco alla campagna elettorale: il 20% degli intervistati da SWG si dichiarano “non particolarmente” interessati alla campagna, mentre un ulteriore 18% dichiara addirittura di “non volerne sapere nulla”. Numeri che lasciano presagire una partecipazione quantomeno non esaltante al prossimo appuntamento elettorale.

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