Gas e Nucleare OK: e adesso che farà l’Italia?
Nella sua ultima giravolta energetica, sotto la pressione politica della Francia e a seguire della Germania e dell’Est Europa, come era logico sin dall’inizio il gas e l’energia nucleare sono stati definiti come “green” dall’Unione Europea e quindi non solo potranno essere utilizzati ben oltre i falsi traguardi 2035 e 2050 ma nei prossimi anni su queste basi potranno essere sviluppati nuovi progetti e programmi in alternativa a petrolio e carbone.
Siamo pertanto sulla strada delle sviluppo sostenibile e del compatibilissimo rispetto ambientale e riduzione delle emissioni.
Gas e nucleare sono sempre stati intimamente legati, soprattutto nel nostro paese, dove sul gas da oltre quarant’anni sono stati effettuati enormi (e spesso spropositati) investimenti come unico sostituto.
Per chi – come me – era stato formato e preparato alla transizione (quella dello sviluppo) ed ha sempre sostenuto l’assurdità tutta italiana di un “no” preconcetto al nucleare (“no” cresciuto nei decenni per ignoranza, condizionamento dei media, atavica paura di fantomatici disastri) è sicuramente una buona notizia.
Ho trasecolato ieri sera per due notizie di grande risalto, quando ho sentito citare come causa della caduta del governo non solo il termovalorizzatore ma la politica energetica, citando carbone, gas e nucleare sullo stesso livello, e quando è stato comunicato che a Torino si sta organizzando un maxi rave, con soldi pubblici, per l’apoteosi dell’innominabile Greta …
Resta però il fatto che il nostro paese – che era in testa agli studi in questo settore ed aveva per tempo avviato un programma per produrre energia nucleare – è ora fanalino d’Europa, tagliato fuori dal mercato e sconterà un costo pesantissimo in termini di decenni e di costi economici immani per il ritardo accumulato.
Raramente come in questo settore ci si è nutriti di demagogia stupida, con l’ENEL costretta a chiudere gli impianti in Italia ma producendo energia atomica in centrali all’estero, con energia elettrica importata a caro prezzo da Francia, Svizzera (e ora anche dalla Slovenia) anche se di produzione nucleare e una bella corona di centrali atomiche costruite appena al di là delle Alpi, quasi che le eventuali nubi radioattive rispettino i confini nazionali.
In realtà di incidenti nucleari importanti nel mondo sono stati minimi, le cause sono state chiare e non si devono al sistema, non ce ne sono più da decenni e le nuove tecnologie hanno aumentato ogni margine di sicurezza con interventi automatici di spegnimento dei reattori in caso di necessità e stoccaggi sicuri oltre – soprattutto – a costruire centrali atomiche di diversa e ben più moderna concezione.
In Italia, invece, un po’ come per gli inceneritori dei rifiuti urbani il problema non viene mai risolto perché tra veti incrociati e paure inconsce nessun governante accetta di prendersi le proprie responsabilità, timoroso di perdere “appeal” presso l’opinione pubblica.
Quindi niente stoccaggi sicuri, fusti di materiale radioattivo potenzialmente pericolosi in giro, nessuna programmazione per il futuro.
E adesso, che fare?
Se qualcuno si svegliasse proponendo di costruire qualche centrale nucleare verrebbe tuttora lapidato in pubblico; eppure, o vogliamo ridurre il nostro deficit energetico o non ci sono altre vie, salvo coprire l’Italia di pannelli solari e le nostre colline di pale eoliche a scapito di produzioni alimentari e del tanti citati ambientalismo e tutela del paesaggio (che differenza tra lo smaltimento delle costose ed imprevedibili batterie di solare ed eolico e i rifiuti nucleari: veramente poca, con l’incognita e l’ aggravio delle quantità)
Il PNRR dovrebbe servire proprio per decisioni lungimiranti (e sicure) anche in questo settore, soprattutto perché il futuro del nucleare non sono più i grandi impianti impattanti sul territorio, ma centrali di ben più modeste dimensioni capaci di produrre energia “locale” a costi competitivi.
Chissà se finalmente ci sarà una informazione chiara su vantaggi e costi di queste decisioni o se, ancora una volta, si continuerà con la consueta demagogia. Gian Carlo Poddighe
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