Sviluppo e Ambiente sono complementari

Voglio condividere con voi una piccola storia italiana, senza sangue né morti ma indice di una nazione che non solo scivola ma è sempre stata in bilico tra gli estremismi.

Ho avuto la fortuna nella mia vita di conoscere e lavorare con un grande economista, anche arguto scrittore, tra l’altro autore di un divertente e profondo saggio sulla stupidità umana, il compianto Carlo (M) Cipolla.

La sua terza legge fondamentale della stupidità umana definisce come certe teorie ed azioni non solo danneggerebbero chi le subisce, ovverosia il Paese, ma anche chi le origina e provoca, dimostrando che non sa governare ma solo manovrare.

Mi riferisco a questa terza legge in quanto sono stato chiamato a chiudere un congresso a Palermo sui temi dell’energia e delle opportunità che la transizione energetica ed ecologica potrebbe (e sottolineo da parte mia il condizionale, potrebbe) offrire al Paese e la Sicilia.

Per i miei trascorsi e l’impegno collettivo che rappresento sono stato chiamato dagli organizzatori di tale congresso, che ben conoscono la mia posizione di logica e critica costruttiva e non settaria su questi temi, anche per compensare interventi annunciati che sarebbero andati dall’autocelebrazione, alla vaghezza alla demagogia.

Il mio intervento, come gli altri, era noto ed accettato dagli organizzatori; la sua sequenza, compresa la collocazione di immagini e slides, con i tempi relativi, era stata accettata e testata…MA… il moderatore, scelto all’ultimo momento, di estrazione genovese come me, conosciuto come frequentatore di ambienti e teorie radical chic che hanno particolarmente attecchito nell’area universitario che una volta era tempio degli studi navali, ha osteggiato in ogni modo la mia presentazione (di cui era perfettamente a conoscenza e gli avevo preannunciato) rendendola monca (come immagini e conclusioni).

Un brutto episodio di radicalismo, specchio di frange che non propongono e seguono l’onda della popolarità e del populismo, minoranze che però sono aggressive e tengono alla fine in ostaggio interi sistemi, se non il Paese.

Non a caso ci sono sintomi che l’Europa stia effettuando una virata, forse a 180°, dopo aver emesso a catena disposizioni assurde con traguardi 2035/2050, misure prive di logica e soprattutto vessatorie, mirate non allo sviluppo ed alla vera tutela ambientale basata su risparmio dettato dall’ efficienza,  ma solo orientate alla decrescita felice che non può essere la prospettiva delle nuove generazioni.

Un moderatore con certo tale, e poco vale che il mio monco intervento sia stato oggetto di applausi, e successivi apprezzamenti ed incoraggiamenti: è stato un brutto indice di una comunità oggetto di disinformazione e non soggetto di scelte: ancor più evidenziando come il sottotitolo della sessione del congresso fosse LA CONOSCENZA, mentre quella che è andata in onda a stata l’apologia del contrario.

Non è certo la contestazione, persino quella strisciante e mascherata, che mi preoccupa, per me è importante che si possa scegliere in base alla logica ed alla conoscenza informata, e non in base ai gigioni di turno, come alcuni con cui mi sono incrociato a Palermo: io malgrado l’età ho un futuro, loro no; c’è chi non ha seminato nel corso della propria traiettoria lavorativa ed ha chiuso anzitempo il proprio arco, ed oggi si afferra a mode e slogan…

Ripropongo in allegato, per chi voglia perdere qualche minuto, il testo completo del mio intervento, che non riguarda solo la Sicilia ma tocca aspetti di tutto il Paese au un tema di grande attualità e rientra in quel quadro del “Mediterraneo allargato” e del rilancio della marittimità del nostro Paese, compito che insieme ad altri coraggiosi colleghi stiamo portando avanti nell’etica convinzione che il degrado è confrontabile ed arrestabile. 

La Sicilia è l’esempio di come una furia ideologica ed un malinteso consenso ambientalista possano penalizzare profondamente la speranza di futuro che sino a poco tempo rappresentavano le risorse naturali della Sicilia. 

Un territorio che da luogo di transito e consumo può diventare un polo di innovazione, l’asse di una transizione energetica ordinata e duratura, non emergenziale, certamente trainante per tutta l’economia nazionale, che conferisce grande potere contrattuale sia come equilibrio nergetico sia come riferimento di forniture e servizi, e costi relativi. 

Oggi la Sicilia può diventare trainante, ha nuovamente l’opportunità di essere determinante come produzione e come servizi nell’economia nazionale ed importante nell’economia europea.   

Può contribuire a soddisfare le necessità energetiche del paese con un oculato sfruttamento delle proprie risorse e fornire i servizi necessari all’intera Europa.

un ruolo di primo piano nella produzione energetica, che non significa mettere da parte od a repentaglio le rinnovabili ma riconoscere il ruolo del gas naturale alla pari di quanto fanno, e soprattutto sfruttano, i partner europei del nord.

La Sicilia offre al paese intero la possibilità di essere soggetto e non oggetto, o peggio vittima, della transizione energetica, nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale, anzi: non solo rispetto ma contributo attivo.

Occorre sfatare miti e furie, occorre maggior conoscenza dei processi e dei loro vantaggi: sviluppo ed ambiente non sono incompatibili, sono complementari, una contrapposizione pretestuosa che è stata ed è la trappola della quale è stata vittima in particolare la Sicilia: l’emergenza attuale è l’opportunità di recupero. GC Poddighe

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