Ustica, un triste anniversario

Il silenzio di ieri, in un paese che si mobilita solo e sempre per versare lacrime di coccodrillo, è stato penoso; incomprensibile e difficile veder passare sotto silenzio un’altra ricorrenza dell’incidente aereo al DC9 Itavia del 27 – 28 giugno ’80 a riprova della pietra tombale che si ritiene essere stata collocata dall’ultima tardiva sentenza, lasciando che le cose rimangano come stanno!

Sono passati 42 anni e abbandonando la ricerca della verità la Magistratura ha messo fine al caso accettando una molto discutibile causa (un missile di origine sconosciuta e poco verosimile lancio e vettore) e, nella migliore tradizione “panem e circenses”, dando in pasto alla rabbia ed alla vendetta un vago colpevole con la condanna l’Aeronautica Militare e l’Aviazione Civile per non aver assicurato la sicurezza degli spazi aerei nazionali.

Sul caso Ustica ha certamente pesato l’impostazione delle indagini, un vero caso, da case study, di confirmatory biass impostato dagli inquirenti sin dall’inizio: scartare a priori qualsiasi ipotesi diversa dal complotto e da colpevolezza umana, sia nel caso dell’attentato – sull’onda lunga della stagione italiana del terrorismo – sia nel caso di un antimilitarismo ed antitalianismo esasperato, nel quadro di una struttura filosovietica ben strutturata e ben gestista

Il principale postulato era che i militari – italiani – erano comunque coinvolti e per questo inaffidabili (e certamente parte avversa nell’indagine e dell’indagine).

Non si tratta di revival o di sterili recriminazioni, ma dopo oltre quattro decenni, 42 anni per l’esattezza, è ormai evidente che non si sia voluta cercare la verità;  un riscontro probabilmente scomodo in quanto poteva rientrare nell’ovvietà di un disgraziato incidente e non nell’opportunità di svelare un complotto, opportunità di carriera e visibilità di un inchiesta di terrorismo od episodio bellico, mentre qualcuno, nel tempo, avrebbe potuto chiedere ragione di un circo mediatico costruito e gestito ad hoc, con sempre gli stessi attori/protagonisti (e la rispettiva carriera).

Ogni anno è stato ed è duro riscontrare gli stessi atteggiamenti, e ribadire le stesse assurde tesi, in occasione di ogni ricorrenza; un’inchiesta viziata dalla ricerca di colpevoli, seguita in questo indirizzo anche dal solito comitato dei parenti delle vittime; qualsiasi inchiesta dettata dalla vendetta è un’inchiesta viziata.

La ricerca dei colpevoli e non delle cause, fenomeno ricorrente …

La Magistratura da parte sua, con una mossa magistrale, dopo anni di ricerche inconcludenti, si è blindata, dando in pasto al circo un colpevole “generico”, impossibilitato come tale a dimostrare la sua innocenza, ed ha per il momento evitato qualsiasi rimostranza ed addebito a suo carico, almeno morale.

Un condanna dura da dimostrare, ma anche da confutare, e qui sta la magistralità della soluzione (protettiva), perfettamente in linea con il populismo più becero, una condanna che ha coperto abusi e probabilmente inspiegabili decisioni, se non irregolarità, come quello della scelta di esperti e della società di recupero, francese, non certamente simbolo e campione di terzietà.

Un indagine condotta ricorrendo ad “esperti” (con la libertà implicita di definire tali figure e la relativa credibilità), anche se i testimoni c’erano, se non diretti dell’evento certamente delle circostanze illuminanti.

Circostanze illuminanti, che avrebbero almeno richiesto un filone di indagini approfondito, su matrici tecniche e logiche, filone che avrebbe anche riconosciuto l’estraneità delle istituzioni militari (e questo non rientrava negli obiettivi di indirizzo delle indagini).

Un filone di indagine che non c’è stato mentre al centro delle numerose relazioni e dei numerosi (spesso definiti “autorevoli”) testi pubblicati c’è sempre il relitto recuperato, ma non si parla mai della sua identificazione e modalità di recupero.

Testi e relazioni frutto di filtrazioni e persino di comunicati di inquirenti ed esperti, quando altre parti e deposizioni erano coperte da segreto istruttorio: due pesi e due misure, ed a quale scopo?

Intanto il relitto, con molte lacune sulla sua localizzazione, identificazione, preparazione al recupero e successivo sollevamento in sezioni, con continue manipolazioni soggettive sino alla ricostruzione in hangar con le modalità del puzzle.

I “pezzi” del relitto, e la sequenza di recupero è stata fatta a caso, sul momento?  Certamente le modalità di prelievo, di imbarco, di trasporto e l’accatastamento del materiale in un hangar prima del certosino lavoro di ricostruzione del puzzle che si è rivelata la carlinga (incompleta) non ha favorito la salvaguardia di evidenze.

Procedura e risultati voluti o imperdonabile impreparazione e successiva improvvisazione?

Non sembra sia stata diffusa una relazione, e relativa approvazione, delle modalità di recupero, convalidata dalla Marina italiana, certamente una delle più autorevoli in materia di attività subacquee.

Quale la logica di assegnazione dei lavori ad una società francese, certamente esperta ma notoriamente vincolata ad una delle parti in causa. Esistevano alternative? 

Perché non sono state valutate e scelte società italiane od almeno “terze”? 

Si è forse partiti dal presupposto, a priori, di un coinvolgimento italiano?

Si è partiti da una valutazione economica?

Ma allora in questo caso il prezzo più basso sarebbe stato sempre quello della parte più interessata a gestire recupero e manipolare i dati.

Sulle responsabilità dell’Aeronautica e dell’Aviazione civile, non sono mai apparse lacune nell’allarme e nell’organizzazione dei soccorsi, ed addebitare genericamente la colpa di non aver assicurato la sicurezza degli spazi aerei nazionali non risponde ad alcuna razionalità, codificazione o precedente, sfiorando il ridicolo

Significa forse che ciascun volo doveva essere considerato a rischio e monitorato oltre che scortato?  La sicurezza dello spazio aereo italiano, malgrado l’inadeguatezza degli stanziamenti per la Difesa, non è mai stata messa in discussione neppure nei momenti di peggiore crisi della guerra fredda, e la sua valutazione non dovrebbe forse essere di competenza di questi inquirenti ….

Il sistema di ricerca e soccorso era scattato tempestivamente, ed aveva portato a riscontri e testimonianze, ma si trattava di testimoni scomodi, in controtendenza con le tesi precostituite!

Tra il personale imbarcato e quelli in volo, testimoni oculari delle circostanze a contorno, nessuno è stato chiamato tempestivamente a testimoniare, non si sono ma approfondite le loro dichiarazioni (e quando registrate semplicemente ed opportunamente accantonate), né la loro determinante esperienza e preparazione è stata né presa in considerazione né confutata per la soluzione del caso.

Non sono state prese in considerazioni, né interpretate, le testimonianze dirette umane, mentre sono stati fatti parlare strumenti, radar, personale delle Sale Operative coinvolte “di rimbalzo”, rottami dei quali non sono state considerate le modalità e gli stress da recupero, periti a cui è stata fatta analizzare parte delle evidenze, medici autoptici che hanno giudicato corpi passati da più mani sui quali sono state fatte involontarie manomissioni, e non ultimi giornalisti, anche questi guidati da indiscrezioni fuorvianti e trasformati in supporters ed opinion makers. Il principale testimone, con i suoi dodici membri di equipaggio, comandante del velivolo che per primo ha avvistato il velivolo caduto (si badi bene: ancora il velivolo!!) con materiale e cadaveri in fase di affioramento, è stato interrogato, a propria richiesta, solo dopo nove anni.

Pur non volendo escludere nessuna ipotesi, né l’esplosione interna, nella toilette, né l’impatto di un missile, anche qualsiasi sprovveduto avrebbe dovuto porsi il problema della condizione dei corpi delle vittime dopo una caduta da alta quota… sarebbero arrivate integre sul mare come sono state recuperate? oltre gli orridi particolari registrati dai soccorritori che dimostrerebbero in vari casi la sopravvivenza di alcune delle vittime ad un primo evento catastrofico.

Appare inverosimile la caduta libera di corpi ed oggetti  da 8.000 metri con recuperi in una striscia ristretta di poche centinaia di metri, pur sotto l’effetto di vento, moto ondoso e correnti

Si è voluto scartare a priori l’ipotesi che, seppur in condizioni critiche, il velivolo sia stato portato ad un ammaraggio, con la carlinga con un certo grado di consistenza, in grado di non affondare immediatamente, con alcuni sopravvissuti.

Carlinga, certamente danneggiata ma ancora in affioramento e lento sprofondamento come i rilevamenti visuali prima e la lenta fuoriuscita di oggetti e componenti, dovrebbero far supporre.

La straziante foto della bambina che viene ripubblicata appare ogni qualvolta si parla di Ustica evidenzia il ginocchio, le manine fuori dall’acqua e la testa forzatamente sotto!

La muscolatura non è rilassata come in un morto! È una posizione di rigor mortis raggiunta all’asciutto!

Non sono state prese in considerazione le testimonianze, oculari e documentali, dei soccorritori, in particolare del personale di nave Doria, che riferirono dell’ancora persistente odore del sangue, del corpo recuperato con la manica di camicia legata sotto al ginocchio destro perché aveva il piede amputato, della madre abbracciata al figlio.

Sono tutti elementi che dovrebbero indurre a valutare l’ipotesi che il velivolo non sia precipitato, ma ammarato, con la carlinga se non integra ancora resistente.

Sono elementi di semplice ed elementare riflessione, senza dover ricorrere a blasonati esperti: se l’aereo fosse esploso in quota, per qualsiasi delle due ipotesi privilegiate, come si spiegherebbe che il velivolo, non più integro ma ridotto in centinaia di pezzi, possa aver trattenuto sott’acqua (ed a profondità ridotta) cuscini, valigie e corpi rilasciandole per 13 ore?

Basta aver minime nozioni da subacqueo dilettante per sapere che sotto una determinata profondità, abbastanza ridotta, gli oggetti non affiorano, ma per effetto della riduzione di volume per compressione, precipitano verso il fondo. La continua fuoriuscita di rottami, oggetti e corpi dovrebbe aver fatto pensare, valutare l’ipotesi che la carlinga, pressoché integra, dopo un lento affondamento sia implosa ad una certa profondità, che qualche esperto di subacquea ha valutato per quel tipo di struttura intorno ai 100 metri, dopo 11/13 ore dalla scomparsa dell’eco radar.

la sequenza di risalita di valige, cuscini, salvagente e corpi, nel tempo ristretto di un’ora e tutto da un punto ne sarebbe la dimostrazione lampante.

Un’ipotesi non presa in considerazione, ma si sono impiegate ingenti risorse (tempo e quattrini) per studiare la traiettoria subacquea dei rottami dovuta al peso e la forma.

Solo tempo perso o qualcos’altro?

Al pari delle migliaia di pagine elaborate da esperti (quanto navali?)  sulla pianta dei rottami raccolti sul fondale, quando sarebbe stata utile una “semplice” mappatura fotografica.

Di qualsiasi esplosione, nelle due ipotesi previlegiate, si sono trovati riscontri attendibili, con tracce sicure di esplosivo (chimiche); sono bastate solo minime tracce di fosforo e T4, trovati su una valigia, a supportare le tesi di  bomba o missile, ma nessuna traccia  è stata trovata nella fusoliera.

Valigia affiorata e fumogeni lanciati vicino per il rilevamento; possibile che nessuno dei blasonati esperti e degli inquirenti abbia collegato la composizione chimica dei fumogeni con le minime tracce rilevate?

Risorse, ingentissime, con ben tre Commissioni Tecniche i cui risultati non sono stati recepiti dalla Magistratura “facendo pagare il prezzo del discredito internazionale che l’Italia sta subendo nel mondo” (Ing. Taylor al termine di una puntata di National Geographic dedicata ad Ustica.)

La totalità di quelli che hanno scritto e condotto le indagini, quella notte dormivano altrove, mentre il personale imbarcato e quelli in volo, testimoni oculari, non è stato preso in considerazione, come non è stato preso in considerazione il poco che è stato detto o scritto da “questa parte” altrimenti determinante a risolvere il caso. Hanno peraltro parlato, o fatti parlare ed interpretati i radar, il personale delle Sale Operative, i rottami, i periti a cui è stata fatta analizzare parte della verità, i medici autoptici che hanno giudicato corpi passati da più mani sui quali sono state fatte involontarie manomissioni e giornalisti, anche questi guidati da indiscrezioni fuorvianti. GC Poddighe

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