L’Iri, la sua storia e come smontarla

Basterebbe ogni tanto ricordarsi di chi ha coniato il termine ”piccolo è bello” quale grimaldello per smontare il modello economico industriale italiano…  (è lo stesso che ha incondizionatamente aperto alla Cina…, con qualche sospetto in merito…)

Non si tratta certamente di fare l’apologia dell’industria di stato, ma sino a tutti gli anni ‘80 le industrie pubbliche, fondamentalmente tre grandi gruppi, contribuivano tra il 23% ed il 29% al PIL e rappresentavano circa il 30% dell’occupazione, quello che contava veramente era l’indotto e la stabilità che assicuravano allo stesso, con la relazione stabilità = crescita.

Non erano solo produzioni strategiche o aiuti di stato, il punto fondamentale era la massa critica nelle acquisizioni di grandi lavori, soprattutto all’estero: Era il caso dell’IRI che nel ranking mondiale delle imprese se la batteva, come fatturato e capitalizzazione (contavano molto le autostrade con la loro liquidità), tra il terzo e quanto posto, superata solo dai grandi conglomerati petroliferi statunitensi ma prima come gruppo industriale.

Questa posizione era fondamentale per l’ammissione alle gare internazionali (dove non erano ammesse imprese con aiuti di stato!!!) e l’acquisizione di commesse: grandi opere e grandi forniture venivano, con questo ombrello, ripartite tra grandi e medie imprese italiane.

Tutto era basato sull’ economia di scala, ed un relativo equilibrio economico giocato sulle attribuzioni delle perdite e la compensazione con le industrie o le “corporazioni in attivo: alla fine non risultava alcun dividendo contabile ma esisteva un utile di sistema ed un beneficio nazionale mentre la scalata a questo sistema risultava impossibile, molto più del golden power attuale.

Certamente non era un sistema perfetto, perché per influenza politica venivano mantenute anche “imprese decotte” in certi bacini elettorali ma tutto alla fine trovava un equilibrio grazie anche al riassorbimento ed alla mobilità interna…

Era anche il costo della pace sociale e serviva da efficace e puntuale ammortizzatore sociale  (molto più degli inefficaci e tardivi interventi a pioggia attuali):  non erano sussidi alle persone, non creavano dipendenza, non erano espulsioni senza ritorno dal mondo del lavoro, davano spazio ad una transizione con un graduale smontaggio dei bubboni (anche se tali potevano essere) ricorrendo alla mobilità ed all’accorpamento di attività produttive.

Sotto in altro aspetto, come menzionato da altri, mancando la pressione del risultato economico immediato e “nominale”, non solo ricerca ed innovazione rientravano nella logica del sistema ma anche la sperimentazione (con gli inevitabili e previsti insuccessi e per questo tollerati)

Basta menzionare la siderurgia specializzata, di altissimo valore come i tubi senza saldatura per l’industria petrolifera, la laminazione sottile con trattamento superficiale, per l’industria automobilistica e navale grani esportazioni, l’industria agroalimentare, sempre di prestigio e di grande rilievo che poteva assorbire il costo di una macchina promozionale e di presenza sui mercati esteri al pari delle grandi multinazionali che i singoli produttori attuali non possono affrontare.

Non a caso lo sgretolamento del sistema cominciò con il poco chiarito scandalo Cirio/Bertolli ed il tentativo di cessione secondo schemi del tipo di quelli delle Autostrade che portarono a grandi fortune di sconosciuti outsiders.

Con lo slogan “il piccolo e bello” il sistema venne smontato… basta pensare ad autostrade e come le stesse siano, (assegnate come non si sa bene, ma “si sa dove si puote”) ….e non si dica, giustificazione attuale, che tutto questo è stato voluto dall’ “Europa” … il sistema europeo guardava a questo modello, soprattutto per i paesi lontani dalla “locomotiva” tedesca (che comunque di aiuti di stato come carburante ne ha avuti tanti) ed aveva costituito unità per replicare tale modello nei paesi in difficoltà (lavoro e non prestiti, non certo il modello Troika…) — ed anche qui la manina pelosa ha evitato che l’ Italia avesse un peso ed una leva che poteva unire vari paesi contro lo strapotere e le ambiguità tedesche … storia economica, con molti intrighi e poca luce.

GC Poddighe

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