La Russia ha ridotto il flusso di gas ma in questo momento “non bisogna temere nulla, bisogna solo temere l’inazione”.
Lo ha detto l’ad di Eni Claudio Descalzi, spiegando che ora l’offerta è superiore alla domanda, che verrà soddisfatta grazie anche ad altri accordi con l’Algeria.
In questo momento mancano circa 30 milioni di metri cubi al giorno di gas russo – ha sottolineato Descalzi – però l’Italia riesce ad avere un’offerta di circa 200 milioni, a fronte di una domanda 150-160 milioni.
Intanto, “il gas algerino, attraverso i contratti firmati, è più che raddoppiato e in questo momento dà 64 milioni di cubi attraverso pipeline, 4 milioni attraverso Lng” e probabilmente arriveranno altri milioni “nelle prossime settimane attraverso altri accordi”.
“L’ottimismo- ha spiegato l’ad di Eni – è fatto di azioni: per l’Italia la diversificazione è stato un principio importante”.
Ed allora, “non dobbiamo allarmarci per cose che possono accadere tra 4-5 mesi, dobbiamo fare in modo oggi che queste cose non accadano”.
Descalzi ha quindi ribadito la rilevanza degli stoccaggi: “dobbiamo riuscire ad avere almeno un 70-80% di stoccaggi per ottobre per far fronte alle punte” di domanda. Gli stoccaggi possono essere riempiti se avremo la rigassificazione, e per questo – ha dichiarato – è così importante.
Quanto all’ipotesi di un blocco totale delle forniture di gas russo, Descalzi ha affermato: “Penso che con l’azione forte che adesso sta guidando il governo, si possa superare l’inverno”.
Nell’ipotesi peggiore, “dovremmo forzare ulteriormente l’arrivo di gas da altri Paesi ma comunque abbiamo una diversificazione che ci farà passare l’inverno. Questo è sicuro”, ha concluso.
E l’Unione nazionale consumatori ha realizzato uno studio sulle città più colpite dai rincari dei prezzi di generi alimentari, bevande analcoliche, gas e luce.
Ovvero beni di prima necessità interessati dal rialzo dei prezzi innescato prima dalla pandemia di Covid e poi dal conflitto in Ucraina. A guidare la classifica risultano Catania per il cibo e Bolzano per il gas.
Catania figura al primo posto tra la città dove per cibo e bevande si registra un rialzo maggiore dei prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche: +11,1% rispetto a maggio 2021, +643 euro in termini di aumento del costo della vita per una famiglia media.
Al secondo posto si piazza Imperia, con un incremento dei prezzi dell’11% e un aggravio annuo pari a 589 euro, al terzo Sassari con +10%. Lo rileva l’Unione nazionale consumatori in uno studio. Seguono nella classifica stilata Palermo (+9,9%), Teramo (+9,6%), Cosenza (+9,5%), in settima posizione Ascoli Piceno (+9,3%), e poi Trento, Gorizia, Pescara e Messina (tutte con 9,2%). La città più risparmiosa per mangiare e bere, invece, è Milano, dove i prezzi crescono ‘solo’ del 4,7%, seguita da Mantova (5%) e Como (5,2%).
A vincere la classifica dei cittadini più tartassati sul versante energetico, invece, è Bolzano, dove le spese per luce e gas decollano del 112,9% su maggio 2021, seguita da Trento, +109,2%, anche qui oltre il doppio.
Sul gradino più basso del podio Lodi (+79,8%). Seguono tutte città della Lombardia, un segno secondo l’Unc che in quella regione ci sono state maggiori speculazioni che altrove: Milano +78,2%, Varese +78,1%, Cremona +77,4%, Lecco al settimo posto con +76,8%, Bergamo +76,6%, Brescia e Mantova (entrambe a +76,5%), Pavia (+76,4%) e Como (+76,2%).
Le città meno svantaggiate risultano Sassari (+51,6%), Reggio Calabria (+52,1%), Cagliari e Napoli (+53,2% per entrambe).
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