Marconi e “cancel culture”

Ancora una volta (sono decenni) solo menzionando Marconi mi trovo a scontrami con i difensori della fede… (marconiana, chi sa se Bergoglio non coglierà l’ occasione per beatificarlo)

Per i messaggi ricevuti potrei concordare che, nel caso inglese, l’episodio possa (non vada) letto in termini di “cancel culture”

Diversa è la lettura in chiave italiana, che io reclamo da anni.

A tutti coloro che si adeguano alla celebrazione del “grande italiano” pomgo alcune semplici domande (alle quali da parte mia ho risposto con approfonditi studi e vari saggi che non sono mai stati contestati)

·      La prima domanda è “cosa ha fatto Marconi per l’Italia”?

·      La seconda domanda è perché Marconi, in un paese ancor oggi diviso dalla mancata pacificazione di una terribile guerra civile, non è mai stato tirato in ballo?  Eppure era un epigone ed un beneficiato, speculatore in ogni modo, del fascismo

·      La terza domanda è più urticante, e molto attuale:  cosa continuano a chiederci ricchissimi eredi di tale personaggio? (non solo riconoscimenti ma contributi e prebende, del tutto indebiti, come il caso della tenuta di Coltano, tra le tante richieste).

Marconi era cittadino inglese per nascita: Marconi è nato a Bologna, ma in Italia non valeva e non vale lo jus solis: madre irlandese, e suddita britannica, padre italiano di nascita che aveva chiesto ed ottenuto la cittadinanza britannica (problemi fiscali e speculazioni, in buona compagnia in quanto Londra era il paradiso fiscale degli italiani dell’epoca ).

La cittadinanza italiana è un pasticciaccio oscuro che risale alla prima guerra mondiale, con la sua chiamata al servizio militare (Esercito e non Marina, svolto presso l’Ambasciata Italiana di Londra, e la possibilità con questo di far parte delle delegazioni italiane che hanno trattato, nella 1^GM, i prestiti con gli USA, per il suo riconosciuto ruolo di lobbista). 

Il suo molto successivo riarruolamento in Marina è stato, con un’apposita legge, un gentile regalo dei suoi sodali livornesi, famiglia Ciano e famiglia Orlando (altri ospiti della fiscalità britannica).

Pur essendo formalmente in servizio come ufficiale italiano, nel corso della Prima guerra mondiale non ha mai messo le sue esperienze neppure a conoscenza dell’Italia, e neppure a pagamento, caso emblematico quello della rete radiogoniometrica del mare del nord).

Nella prima guerra mondiale l’apporto di Marconi, e delle sue imprese, allo sforzo italiano fu minimo; malgrado l’aiuto ricevuto dalla Regia Marina per i suoi esperimenti (senza le referenze della Regia Marina non avrebbe mai potuto concorrere all’ estero, neppure nel Regno Unito) non concesse alcun aiuto neppure alla formazione degli ufficiali italiani, e deyye solo una (una!!!) licenza d’uso all’ officina radio dell’ Arsenale di La Spezia.

E’ opportuno ricordare che ben prima dell’avvento del fascismo, che gli riservò ogni genere di onori e prebende (e copri una serie di errori, come quello di aver puntato sulle onde lunghe ed aver fatto sperpera un’enormità di fondi allo Stato italiano (con la stazione di Roma san Paolo) insieme ai suoi sodali livornesi osteggiò in ogni modo la concorrenza, tipici i casi della “Officine Galileo” di Firenze, delle scoperte dei fratelli Fiamma.

Anche la sua decisione di brevettare in Inghilterra le sue invenzioni, che non erano inizialmente per la radio ma per un siluro ( brevetto stranamente concesso in 7 giorni!!!, poi risultato  frutto di una “pressione” della molto ben collocata famiglia materna, per cruciare una ben più motivata concorrenza è stata una diatriba andata avanti per quasi quarant’anni, conclusasi in un’aula di tribunale con verdetto a sfavore di Marconi).

Una scelta speculativa, quella del Regno Unito, non certo ideologica.

Italiano solo per opportunismo, come la vicenda della costituzione della radio di stato, unica concessionaria, ottenuta quando il mercato italiano della radiodiffusione era libero e plurale, si deve ancora una vota ai suoi rapporti con Ciano, Ministro delle comunicazioni.

Il NOBEL è un mistero solo in Italia, dove mai si cita che fu un Nobel a “pari merito”, sotto forte pressione del Governo Italiano (a pagamento, come avvenne anche in casi successivi e non solo italiani) .

Non mi scandalizza il fatto che fosse fascista, convinto, militante, sfruttatore (ed adesso anche antisemita…), mi meraviglia solo che una rivisitazione della sua figura, poche dichiarazioni riportate da “Repubblica” ma motivazioni supportate in loco, sia avvenuta proprio in Inghilterra paese che fu beneficiato sempre e comunque delle sue azioni e speculazioni, e non in Italia, dove ancor oggi è in corso la cassia ai fascisti o presunti tali.

Mi scandalizza che ancor oggi sia viva una fortissima lobby a difesa di previlegi ed interessi che non sono tollerati in altri casi…

La maggior parte delle mie contestazioni, scritte in forma diversa ma con una certa trasparenza, hanno riscontro negli scritti del marchese Solari, lobbista che curò gli interessi di Marconi in Italia e nei paesi di influenza italiana.

Gian Carlo Poddighe

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