Informazione e Propaganda

È difficile parlarne da bordo di un’unità navale, ma questo per la neutralità tipica delle forze armate e la caratteristica peculiare della Marina, la grande silenziosa, ci assicura anche maggiore libertà

Un tema di fondo, più che mai attuale nella crisi attuale: …propaganda e informazione …

L’informazione non è un prodotto fine a sé stesso, è un servizio che risponde a criteri economici, a modelli di business che devono essere sostenibili

La redditività di questa attività imprenditoriale (redditività che può essere diretta, sempre meno, od indotta all’interno di conglomerati economici) è motore e condizione di qualsia valutazione

Semplicissimo: La propaganda prevale, sempre (ma non è detto che vinca) perché

LA PROPAGANDA HA PIU RISORSE – SOLDI – DELL’ INFORMAZIONE.

Informazione e giornalismo sono realtà imprenditoriali, economiche, prima ancora che attività intellettuali o creative o semiartistiche, e questa è una condizionante

Propaganda, e quindi relativa sicurezza, pur senza libertà, o informazione (comunque condizionata) costituisce purtroppo la prima scelta della professione, e seppur con molte varianti e sfumature è una scelta di etica (e di potersi guardare allo specchio per poi – brutalmente – riciclarsi quando non si è soddisfatti)

Il giornalismo ha perso la sua caratteristica di formazione professionale, studio approfondimento e specializzazione e tutti trattano di tutto, con il risultato che non è possibile interloquire e meno discutere con soggetti autoreferenziali che hanno idee estremamente forti su temi che non hanno mai studiato: questo non crea prospettive, non crea fiducia, e quindi non crea seguito, fidelizzazione di lettori. La comunicazione deve trovare un equilibrio tra credibilità ed identità e con questo dignità

Le Forze Armate sono state sempre l’oggetto della propaganda dei sistemi autocratici e nei sistemi democratici si è creata, quasi in contrapposizione, una sorta di soggezione, un condizionamento che mette in difficoltà la comunicazione di settore. 

Eppure, il sistema di difesa è una forza vitale, un settore produttivo delle democrazie, indice più ancora che difesa delle libertà e l’informazione di settore – attiva e passiva – deve rispecchiare queste caratteristiche.

informazione di settore che va trattata ed essere alla pari di qualsiasi altro settore economico, produttivo e distintivo del paese, che deve rispecchiare il gradimento degli utenti, i cittadini, verso un servizio essenziale che viene loro prestato

Giornalisti e scrittori (e quasi mai analisti) che si avvicinano a questo settore  non sono certo attratti dall’analisi, ma sono piuttosto alla ricerca di scoop e di protagonismo  (in campo navale esistono anche  scrittori a dedicazione  esclusiva): si crea una strana sovrapposizione ed identificazione con una nuova tipologia di soggetti, gli influencers:  nuovi attori o soggetti riciclati che ritengono di suscitare ammirazione, invidia, emulazione, desiderio di emulazione o ancor meglio di aggregazione, in forma roboante, con la sovraesposizione mediatica ed il massiccio ricorso ai socials (che sono l’opposto della buona informazione) È un fenomeno che inganna, che attecchisce in chi scrive ma purtroppo anche in chi viene descritto, che diviene oggetto di questa manipolazione e ritiene di acquisire in tal modo dei vantaggi, la popolarità come succedaneo della credibilità

La ricerca della popolarità è l’altro grande nemico della informazione veritiera e corretta, e la ricerca di popolarità è un terreno fertile per la propaganda (attiva e passiva).

Il Giornalista, scrittore, informatore che entra in questo ciclo ritiene di influenzare molta gente e conta purtroppo sul fatto che molti lettori, generalmente di titoli e comunque limitati agli scoop, si prestino gratuitamente, e questo fa(farebbe) aumentare le quotazioni dello scrittore.

Gli scritti di questo ”filone” possono rappresentare una lettura ed una lezione istruttiva su chi ha voluto rompere con la dimensione del realismo (e della decenza).

Quando si pensa alla propaganda occorre ricordarsi che la realtà è una grande maestra, ci può evitare errori (ed almeno “brutte figure”): riguardo alle forze armate ed alle tematiche della Difesa anche se si deve parlare del presente occorre avere confidenza con il passato e conoscerne le vicende, valutarne le esperienze, i multiformi casi ed il ruolo dell’imprevisto, del trascinamento, dell’inconsistenza ed infine del crollo spesso repentino di idee e poteri che apparivano solidissimi.

Bisogna riflettere sulla storia, e di più sulle “storie narrate” da scrittori egocentrici in modo da farsi poche illusioni, essere cauti, stare in guardia contro la moltitudine di ipotesi, oggi fake news sempre in agguato, ed è indispensabile poter contare sempre sulle proprie (e magari altrui vicine) capacità di pensiero critico, che sempre costituisce una forza.

Questo è per l’appunto realismo, che sempre deve accompagnarsi a una vena più o meno esplicita di scetticismo da non travisarsi come pessimismo: occorrono obiettività e distacco, anche nel possibile positivo aspetto dell’identificazione con il soggetto o la materia a trattarsi. In termini di economia nazionale il settore della difesa è ormai quello che precede ed avvia l’innovazione: basti pensare che nel gigantesco budget statunitense il 40% degli stanziamenti finisce in R&D

La propaganda, particolarmente nel nostro paese, ha buon gioco nella disinformazione: basta bollare qualsiasi investimento con il termine RIARMO !!!

il primo atto per costruire la trama di una nuova narrazione è capire che le grandi trasformazioni, tattiche, strategiche, economiche avvengono quando una nuova tecnologia diventa pervasiva, converge con un nuovo sistema: le nuove forme di comunicazione diventano il mezzo per organizzare e gestire una civiltà più complessa, resa possibile dalle nuove tecnologie.

La difesa e le forze armate sono un settore produttivo del paese, e sotto quest’ottica vanno avvicinate, conosciute, analizzate, soprattutto devono essere valutate in contesto costi/benefici, ed in questo l’osmosi della “gente” che ne fa parte con la società civile.

La GENTE è al centro del sistema, ed in Marina più che mai, perché gode di uno strumento coagulante, che non esiste in nessun altro contesto: LA NAVE

La nave è luogo di lavoro, ma è anche casa, è anche identità: vive, respira, riflette lo spirito di chi l’ha disegnata, l’ha costruita, la vive, e ne viene a sua volta modellato.

Un informatore attento deve percepire, valutare, parlare se l’infrastruttura della difesa che ha di fronte è in grado di annichilire il tempo e comprimere lo spazio, connettendo le persone e le situazioni più diversificate, compresi i mercati e le relazioni economiche. Occorre comprendere e valutare se, quando e quanto queste interazioni sono efficaci e vitali.

Quando ciò si verifica il sistema funziona, la difesa come attività economica progredisce, muovendosi lungo la classica curva a campana che ascende, raggiunge un picco, si consolida e discende sull’onda di un effetto moltiplicatore stabilito dalla matrice energia-comunicazione (si tratterà poi da parte di governanti e leader mantenere sempre questo sistema ondoso sui picchi grazie all’ innovazione continua, al ricambio generazionale, alla formazione e poi ai mezzi).

Abbiamo già detto come le Forze Armate e le operazioni militari siano state sempre l’oggetto della propaganda e come, negli anni di pace e nei sistemi democratici, in parallelo a pacifismo ed antimilitarismo, si sia creata, quasi in contrapposizione, una sorta di soggezione, un condizionamento che mette in difficoltà la comunicazione di settore. 

Una soggezione da cui il settore difesa e le FFAA non si sono ancora riscossi, con il risultato che sono rimasti oggetto di comunicazione e non soggetti di informazione

Seppur siano stati adottati nuovi sistemi di comunicazione, si continua con vecchie procedure e vecchi stili e contenuti inadeguati per una corretta ed efficace sensibilizzazione.

Sistemi che in questo modo non sono produttivi ma “seguono l’onda”, in questo caso con complicazioni gerarchiche, con il risultato di mancare di tempestività

Nel migliore dei casi si fa pubblicità ma non si fa comunicazione e soprattutto sensibilizzazione decisionale, e fare pubblicità a volte porta a confusioni, a sovrapposizioni con la propaganda

Purtroppo, le FFAA sono carenti in questo quadro, sono carenti nelle risposte in un contesto di guerra ideologica che si combatte a livello politico, e le FFAA non fanno politica.

Purtroppo, siamo scivolati, anche in temi di interesse general, nazionale, ad un livello politico dove la propaganda è fattore importante se non determinante: un uso sfrenato di parole, confuse, strumentali come impiego, quale il ricorrente e deviante richiamo al “riarmo”.

La pace usata come mantra dell’antimilitarismo, una delle deviazioni costanti della propaganda che non viene opportunamente contrastata ed enfatizzata, quando la Difesa e la sua stabilità, credibilità e continuità in termini di efficacia è invece la premessa e la garanzia della pace … e l’attuale situazione lo dimostra: una difesa efficace è anche potere contrattuale nelle comunità, potere economico credibilità, non solo militare

Con una piccola concessione alla dimenticata educazione civica. la difesa delle libertà è il vero pacifismo, che è solo il diritto dei popoli a reagire a un’aggressione armata, sperando sempre che sia un’eventualità remota, pur nella necessità di allontanare tale eventualità, se si verificasse dovremmo tutti essere pronti, per noi stessi e per i nostri alleati. Gian Carlo Poddighe

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