La Liberazione

Una celebrazione oggi molto ambigua, che vorrei che si potesse chiamare festa della pacificazione chiudendo dopo oltre 70 anni una guerra civile che nessuno vuol riconoscere (e superare).

Purtroppo non è cosi.

Una celebrazione che dovrebbe essere inclusiva, di riconoscimento a chi ha combattuto, e si è sacrificato, in nome della libertà: se ci fosse buon senso e dignità, oggi si sarebbe dovuto solo partecipare, sfilare senza bandiere o se ritenuto necessario, sfilare con le bandiere americane, inglesi, della brigata ebraica, di quegli 80,000 militari italiani caduti per riscattare il Paese da un ignobile 8 settembre e con quelle del CIL, che abbracciava tutti, invece che con le bandiere rosse, arcobaleno o con quelle palestinesi come antitesi e senso di esclusione degli “altri”…

Non si è trattato della “sola” liberazione da un regime quando invece è stato di più …

Il 25 aprile si commemora la fine di oltre un quinquennio di massacri e distruzioni (ma sono veramente finiti?)  il momento in cui alcuni, come esseri umani, avevano deciso che fosse necessario riprenderci le nostre libertà ed hanno agito in tal senso….

Un momento per ricordare cosa ci hanno lasciato, per  pensare se possiamo aggiungere qualcosa:

– libertà di pensiero, parola, stampa ed espressione: le prime libertà che ogni regime decide di reprimere per evitare i dissidenti.

– libertà di religione e di esprimere le proprie convinzioni filosofiche senza pregiudizio e senza imposizione; nonostante questo osanniamo e includiamo chi propugna lotte di religione e di riconquista…

– libertà di partecipare alla vita politica, di manifestare il dissenso… una libertà che da alcuni anni ha preso sempre più piede nelle nostre strade soprattutto tra chi chiede un mondo più green e chi lo chiede senza green pass, simbolo più recente del NO preventivo ai diritti altrui

– Il diritto alla vita e a vivere come meglio si crede… un diritto a cui siamo costretti anche forzatamente a volte ma che precede il suono delle parole “diritto a vivere bene”.

Il 25 aprile dovrebbe essere il simbolo e la giornata del ringraziamento per tutti i diritti di cui godiamo, tanti, e sarebbe giusto ricordarlo in tal modo e riconoscerlo…  forse così eviteremmo di abusarne, darli per scontato, lasciarli inespressi

Se in tal modo avessimo conquistato solo una libertà formale che in effetti ci lascia in balia di condizionamenti, e pregiudizi come quelli che ancor oggi portano a celebrare la contrapposizione di una guerra civile, la supremazia (?) dei vincitori, dovremo veramente guardarci allo specchio, e chiederci se abbiamo meritato e meritiamo ancora il sacrificio di tanti.   

Ci stiamo dimenticando etica, responsabilità e solidarietà e l’asse, unico, della nostra limitata visione della civiltà non è più la collettività ma è diventato l’individuo e la sua ricerca di illimitata libertà e di crescente appagamento materiale.

Ha prevalso una cultura che nega il valore del limite dell’interesse individuale sul collettivo e la sovrapposizione di crisi, il cigno nero che è nuovamente apparso sul cammino della nostra società, ci obbliga a un rapido, possibilmente immediato, cambio di rotta. I segnali li avevamo tutti, ma li abbiamo ignorati: la fragilità etica, la confusione tra aspirazioni e diritti; la politica che non è partecipazione e identità ma ridotta a opportunismo, mutevole stile di consumo; la cancellazione della storia e dunque dell’identità; l’assenza di moderazione in tanti campi dell’agire pubblico e privato; il rifiuto dei valori della competenza, dell’autorità e dell’educazione formale; la difficoltà ad accettare i valori morali di obbligo, dovere e gerarchia. Abbiamo bisogno di giustizia e non del giustizialismo, del convincimento e non dell’imposizione, di morale che non sfoci nel moralismo o nel giudicante.

Abbiamo bisogno di tranquillità, rispettando regole e limiti, anche per essere soddisfatti come individui.

Tutto questo indica che non abbiamo solo un gap educativo, ma spesso anche un declino cognitivo, dovuto tanto alla perdita della memoria quanto all’eccessodi informazioni di pessima qualità, e bisogna pensare a quel tessuto che non è più l’interazione personale ma è costituito, in senso lato, dai media e dagli operatori dei media, a loro volta prodotto e specchio di questo declino.

Occorre tornare ad un’osmosi cognitiva, che recuperi valori e illumini il futuro: questo si fa parlando e soprattutto ascoltando, recuperando i rapporti personali, che sono la base dell’osmosi cognitiva.

Un’osmosi cognitiva che non sostituisce l’educazione, che va ritrovata e recuperata, ma costituisce un patrimonio (cognitivo) che ci permette di valutare il presente ed immaginare il futuro.

I media, i social, stampa ed informazione come parte di questa catena hanno le loro responsabilità, in questo clima di delirio e declino cognitivo occorre un comportamento virtuoso, non solo autocelebrazioni e lamentele quando si toccano previlegi;  non è inutile  ricordare che persino “Reporter senza frontiere”, una entità non proprio “asettica”, nel pubblicare come ogni anno la classifica dei paesi con la migliore e la peggiore libertà di stampa segnala che (nel 2021) il 73% dei paesi del mondo ha una situazione, nel migliore dei casi, problematica con la libertà di stampa.

Quale libertà di stampa, però, se – giusto per dire – l’Italia viene classificata al 41^ posto ma anche, giusto per completare, 41° posto conquistato – unico caso – per autolesionismo (autosuicidio, come diceva un politico sudamericano) in dispregio delle libertà conquistate.

Il 25 aprile invece che giorno delle contrapposizioni, con anticipi e sequele, dovrebbe essere ricorrenza della pacificazione e dei valori, ricordo del lascito che abbiamo ricevuto e se non l’abbiamo dilapidato certamente lo usiamo sempre peggio … (ed i millennial per essere una speranza devono godere di quell’ osmosi cognitiva…)

GC Poddighe

Lascia un commento