In passato, su questi temi mi ero confrontato, nemmeno duramente, con la massa dei GRETINI e la strumentalizzazione che si fa di questa poverina, icona di stupidità e strumento di speculazione.
Negli ultimi mesi, prima con la previsione e poi con l’insorgere della crisi energetica, sono stato coinvolto in numerosi dibattiti pubblici, rendendomi conto che retorica e demagogia hanno prosperato in forma inimmaginabile e permeato, condizionando il tema ambientale, e da questo la sicurezza e la transizione energetica.
La mobilità elettrica è solo uno degli aspetti della transizione, quella che però, insieme alle mazzate delle bollette, colpisce di più la massa della popolazione.
In questi recenti dibattiti qualcuno ha criticato le mie tesi – più emotivamente ed ideologicamente che su base logica e tecnica – e mi troverei a dover dimostrare ancora una volta, a distanza di anni, che … le auto elettriche NON salveranno il nostro pianeta; lo farò con due passaggi, un calcolo statistico/matematico centrato sulla situazione italiana, e – a continuazione – alcune considerazioni a livello di cultura di cultura generale e attenta lettura delle rassegne stampa.
Una batteria di un “modesto” veicolo elettrico pesa circa 450 kg.
Per produrre questa batteria, bisogna estrarre tra 450 e 225 tonnellate di minerali (a seconda del tenore dei giacimenti, ed oggi si tende a ricorrere sempre più a giacimenti di minor tenore, con una crescita esponenziale del minerale da estrarre e processare).
Minerale da trattare per ottenere materie prime come cobalto e lavorazioni energivore (tradizionali) con trasporti su lunghissime distanze estremamente grandi (energivore e contaminanti).
Alla fine di questa filiera, indipendentemente dal come, avremo auto elettriche, per soddisfare gli ambientalisti nostrani, dopo aver non eliminato ma semplicemente spostato un po’ più in là una contaminazione ancora maggiore, ed impiegato enormi quanti di combustibili fossili per estrarre i minerali, processarli trasportarli.
Una contaminazione molto superiore a quella che avrei creato utilizzando direttamente combustibili raffinati in moderni motori diesel (che forse fanno un po’ di fumo, ma rilasciano polvere di carbone) o meglio ancora metano, che non ha bisogno di raffinerie (e rilascia fondamentalmente vapor acqueo).
Sorvoliamo sul problema delle “ferite alla terra”, non sempre miniere in deserti aridi ma anche in aree che potrebbero essere altrimenti sfruttate.
Un problema ancor più grave della contaminazione da combustione è strettamente collegato all’estrazione e alla lavorazione delle terre rare: si tace sui costi ambientali e sociali altissimi, e non tutti i Paesi hanno intenzione o possibilità tali da poterli coprire, eppure stiamo parlando di risorse strategiche ma non rinnovabili.
In più i componenti “nobili” delle terre rare si trovano in natura in un centinaio di minerali associati ad altri elementi, e per questo è necessaria la raffinazione, processo altamente inquinante (molto di più della raffinazione del petrolio) necessario per separare i singoli elementi, molti dei quali non trovano impiego, in modo simili processi comportano pesanti impatti ambientali, tra inquinamento del suolo e delle falde acquifere.
Non nell’ attuale tema,
Basta un minimo di conoscenza meccanica per capire lo spreco di energia, oltre alla follia ambientale: i rendimenti dei motori endotermici sono molto variabili a secondo del tipo: così i più vecchi motori ad accensione comandata per autoveicolo avevano un rendimento (energia meccanica vs energia termica) tra il 29% ed il 35% i notori diesel per trazione pesante tra il 36%ed il 44%, i moderni motori sovralimentati addirittura tra il 44% ed il 53%
Sapete qual’ è invece il miglior rendimento termico di un’auto a batteria: coniugando i vari rendimenti, da quelli della generazione a quelli della trasmissione, dei collegamenti arriviamo ad uno scarso 29%
Capitolo a parte, e rendimenti finali ancora minori quelli dell’idrogeno, lasciando perdere la sua produzione attraverso l’energia elettrica, si ottiene dal metano!!!
Allora perché: elementare Watson, direbbe Sherlock Holmes: la moda e la popolarità (con retorica e propaganda) prevalgono sulla verità e la logica. Allora chi: Controllare le terre rare significa piazzare una seria ipoteca sul futuro dell’economia, si tratta di disporre ed utilizzare un’arma geopolitica Se tutto si baserà su digitalizzazione e de-carbonizzazione, per raggiungere entrambi tali obiettivi sarà necessario poter contare su importanti quantità di terre rare e loro derivati, i quali giocheranno un ruolo chiave, sia all’interno dello sviluppo tecnologico globale che per quanto riguarda l’energia rinnovabile e i motori elettrici.
Poiché la Cina controlla l’intera filiera delle terre rare, i Paesi occidentali saranno costretti a scendere a patti con il gigante asiatico, ed abbiamo appena vito cosa ha significato e significa dipendere per il gas da un fornitore prevalente, neppure esclusivo, la Russia.
Già, perché nel caso in cui le tensioni internazionali dovessero diventare insostenibili, Pechino potrebbe chiudere i rubinetti di questi prodotti, bloccare le esportazioni di questi materiali e provocare danni a uno o più Paesi terzi.
Gli effetti di una guerra commerciale a colpi di terre rare si preannunciano devastanti, e l’intorno del conflitto russo/ucraino, in realtà un attacco al sistema occidentale, ci dovrebbe preoccupare.
Il conflitto ucraino, ed il gas come arma, ha portato molti a risollevare il tema delle rinnovabili ed a chiederne l’accelerazione.
Peccato però che le rinnovabili, per l’accumulazione sempre e per la produzione nel caso del solare, dipendano dalle terre rare!!!
Riguardo alle terre rare come arma strategica ne abbiamo già avuto un assaggio, troppo facilmente archiviato come incidente locale, di percorso …
L’ assaggio risale al 2010, quando si videro i prezzi aumentare (dal 300% al 4000%) a causa di un braccio di ferro politico tra Cina e Giappone.
Oggetto della contesa: la sovranità delle Isole Senkaku.
Risultato: il blocco dell’export di terre rare verso Tokyo causò uno choc senza precedenti con ricadute negli approvvigionamenti occidentali.
Oggi siamo già oltre…
Mi limito a pensare male: chi alimenta e sovvenziona questi “movimenti di opinione”?
non sono certamente movimenti spontanei, e recenti indagini francesi, silenziate dal fragore del conflitto ucraino e delle presidenziali francesi, le hanno sminuite, fatte passare in secondo piano, al circuito di analisti e strateghi.
Una cosa è certa: abbiamo bisogno di tanta energia, sia per “metterla” nell’ auto, per una mobilità green, sia per sostenere il nostro sistema di vita (molto meno che il benessere) e sostenere la tanto agognata e sbandierata transizione energetica.
Tanta energia, ma… : come?
Da un lato sarebbe meglio, guardando al futuro, pensare a tanta elettricità generata da moderni sistemi nucleari, dall’altro guardando al momento, alle necessità contingenti, sarebbe opportuno contare sulla trazione a gas naturale, che ha pochi passaggi, minima raffinazione, alto rendimento e contaminazione più che accettabile (inconveniente: costa poco! ed è pure una tecnologia matura … in Italia ne eravamo anche leader mondiali!!) …
Le auto elettriche NON salveranno il nostro pianeta, e nemmeno le nostre coscienze, e lo stesso vale per le FER (necessarie, utili, ma non risolutive)
… cerchiamo di fare un monumento alla logica e non agli speculatori … e malgrado l’età non voglio annotarmi tra i gretini elettrici ed i loro sostenitori (troppi).
Gian Carlo Poddighe
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