Stanziamenti e spese militari

Quanto si parla di “spesa” e non di stanziamenti militari esiste un preconcetto, che poi diviene rifiuto a priori quando si aggiunge il termine “riarmo”

Questi presupposti inficiano qualsiasi sereno ed obbiettivo dibattito sull’argomento.

Si pongono altresì due problemi,

  • uno di natura tecnica, il miglior uso degli stanziamenti per la Difesa (che non solo militari in senso stretto) e la loro effettiva attribuzione e ripartizione,
  • uno di natura politica: se e quali risorse dedicar alla difesa.

Del secondo va esaminato un altro aspetto: di fronte a stanziamenti insufficienti, e quindi in una prospettiva di FFAA carenti, e pertanto inefficienti, cosa fare: …smobilitare?

Rinunciare in toto? 

Delegare ad altri come abbiamo fatto per troppo tempo, avvalendoci della nostra stessa inefficienza e sconfitta nella seconda guerra mondiale

Ma alla fine quale prezzo dovremmo pagare per la sicurezza, anche la sicurezza di contare in un mondo sempre più polarizzato?

Non si entra in un club qualificato asserendo che ci si metterà in regola con gli standard di amissione solo dopo essere stati accettati …

Si, proprio: dovremo (comunque) pagare!

Perché allora invece di investire sulla difesa, ci troveremmo a pagare tributo al vessatore di turno o retribuire, cosa più difficile, chi si faccia carico della nostra protezione.

Investire sulla difesa in linea con il rango che si pretende di assumere, significa trovarsi nella stessa stanza con i nostri principali alleati per discutere temi cruciali per il presente e il futuro dei nostri cittadini.

Per la loro sicurezza, per il loro benessere, per la tranquillità delle loro famiglie.

Non è certo con confuse posture pacifiste che si ottiene di partecipare alle informazioni e alle decisioni che, altrimenti, verrebbero prese comunque e sulla nostra testa.

Difesa credibile ed adeguata significa la promozione dei nostri valori e interessi, e permette di ottenere un ruolo riconosciuto in Europa e nei contesti multilaterali.

Adeguati stanziamenti e chiarezza nella loro necessità destinazione ed uso, sono invece bersaglio di disinformazione e manipolazione e nascondono pulsioni sovraniste e populiste che, purtroppo, nascono dalla polarizzazione interne e da consolidati, tradizionali ed inconfessati rapporti con interessi esterni, modelli e liaisons dangereuses che risalgono addirittura alla guerra fredda.

Lati oscuri, fronte interno che ritarda e sminuisce non solo l’assegnazione di risorse adeguate, ma impone equilibrismi contabili, attribuzioni oscure (dual-use solo per citarne una, di matrice politicamente ambigua più che corretta) e mina alla radice la credibilità del paese come partner di sicurezza, in un modo a blocchi che impone scelte ed impone di “contare”.

La libertà, e la crescita del benessere, non si pagano né si delegano … si investe sul loro raggiungimento e mantenimento

Investimenti o costi, ma più importante ancora la sostenibilità.

Esiste una sostenibilità vero l’alto: quanto si può spendere (con eventuali, anzi probabili, ritorni economici, quindi recuperi) ed esiste una sostenibilità al ribasso, con un livello di rinunce sotto il quale non si può scendere (e non permette ritorni economici, nessun recupero)

Noi nel complesso siamo vicini al secondo caso.

La priorità assoluta degli investimenti riguarda la qualità, la quantità e la formazione del personale (e non la decurtazione con l’alibi della spesa sociale) considerando la necessità di riservisti qualificati, ad ogni livello, la perequazione di status e benefits ad ogni livello, grado e FA di appartenenza,

la seconda la sostenibilità della spesa dello strumento militare,

la terza i mezzi e la loro attualità, efficienza ed aggiornamento.

Questa terza priorità non solo comprende la ricerca scientifica e tecnologica, di indubbio ritorno, ma può trasformarsi in un volano di ampio ritorno economico, l’ex modello inglese, con la continua cessione ad alleati o paesi terzi di mezzi collaudati, ancora in piena efficienza, prima di interventi di grande manutenzione ed aggiornamento.

Le FFAA: un esercizio attivo di cittadinanza

Riguardo a bilanci e spese pubbliche, in quella S, come social, che importanza ha il fattore sicurezza?

E come trattare, a questo punto, l’aumento degli investimenti nella difesa, prima nazionale senza cadere nella trappola dilatoria di quella europea?

La discussione sulla loro eticità è riaperta, e malamente sfruttata da un pacifismo ipocrita, che gioca al continuo rinvio, parlando della guerra non come realtà con le sue probabilità, prima ancora di cause e sue responsabilità.

Evento e cause da prevenire e soprattutto dissuadere, ragione per cui occorre una difesa credibile, a cui si oppone una sorta di fatalismo mitico, una sorta di buonismo unidirezionale, quasi come se le ostilità si accendessero spontaneamente e bastasse astenersi, e non ci fossero torti e ragioni, aggressioni e aggrediti.

Gian Carlo Poddighe

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