L’invasione della Russia in Ucraina ha provocato la reazione dell’Occidente sotto forma di sanzioni nei confronti di Mosca e degli oligarchi russi, spesso vicino e con molto ascendente sulle decisioni del presidente Vladimir Putin. Le sanzioni hanno certamente avuto un impatto sul contesto economico globale, anche se quantificarne gli effetti, tanto economici che diplomatici, nel lungo periodo è questione assai più complessa.
Quel che è certo è che molti oligarchi russi colpiti dalle sanzioni stanno riparando in alcuni paradisi fiscali, ma quali?
Detto che, già prima delle sanzioni per la guerra in Ucraina, secondo le stime del National Bureau of Economic Research le famiglie russe più facoltose nascondevano il 60% della loro ricchezza, circa un trilione di dollari, uno dei più sicuri rifugi degli oligarchi è Dubai, che negli ultimi anni, spiega il New York Times, “è diventata un parco giochi per i russi ricchi, grazie anche alla sua reputazione di fare poche domande sulla provenienza dei soldi stranieri”, anche a causa degli ottimi rapporti tra Emirati Arabi e Russia.
Oltre agli Emirati, ci sono poi le Maldive, arcipelago che per altro non ha un trattato di estradizione con gli Stati Uniti, e Kaliningrad, paradiso fiscale russo nel cuore dell’Europa in cui si sarebbero già trasferite 63 società. Tra le mete predilette anche Israele, poiché come riporta il quotidiano Haaretz alcuni oligarchi potrebbero sfruttare la loro cittadinanza: “I miliardari potrebbero beneficiare della legge che consente loro di nascondere le fonti di reddito per un periodo di 10 anni”. Amen
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