«Se hai bisogno di me non esitare a chiamarmi, perché per te ci sarò sempre». A leggere la frase scritta in neretto sul suo profilo Facebook, ti coglie una stretta al cuore immaginando il dramma oscuro che ha spinto una futura mamma, all’ottavo mese di gravidanza, a togliersi la vita lanciandosi dal balcone di casa. Un gesto così stravolge le regole della vita, le certezze sulla felicità. Resta solo smarrimento. «Avrò un maschietto» aveva confidato alle sue amiche.
Ieri sera, a due passi da piazza Adriano a Torino, sono arrivati i soccorritori con le ambulanze e sulle volanti della polizia. Non più per soccorrere, ma per restare disarmati di fronte al dolore, e a tutto ciò che nessuno in quella famiglia era riuscito a cogliere. Un malessere che covava feroce ed è sfociato improvviso. Si è tolta la vita mentre era al telefono con una collega. La sua voce si è interrotta, come se in quel momento fosse successo qualcosa in lei, qualcosa di irreparabile. Oggi avrebbe compiuto 37 anni. Tra meno di un mese avrebbe dato alla luce il suo primo figlio. In casa ha lasciato una lunga lettera d’addio. Scritta con cura, con incomprensibile precisione. Anche chi l’ha vista e l’ha tenuta tra le mani, quella lettera, ha avuto difficoltà a leggerla. Per comprendere, come impongono i doveri d’indagine, e riportare su un freddo verbale il motivo di un gesto così estremo.
Era una giovane ed affermata commercialista, in uno studio importante del centro. Buoni studi, una famiglia di commercianti alle spalle, un lavoro gratificante. Si era sposata lo scorso anno. Aveva inseguito quel traguardo malgrado il Covid e le restrizioni imposte dalla pandemia, che hanno stravolto tutto, le amicizie, gli incontri, gli abbracci, le bellezze di un giorno di festa. Di quel giorno resta una foto, sempre sul suo profilo Facebook, il bacio con il marito, e sullo sfondo tanti bastoncini luminosi che brillano come stelline.
In quella lettera avrebbe lasciato delle precise disposizioni ai colleghi, delle indicazioni di lavoro. L’altro giorno, chiamando una cliente amica, ha dispensato consigli e ricordato scadenze fiscali. «Sembrava la persona di sempre, felice e realizzata in tutto. Non riesco a comprendere il suo gesto» dice sconvolta. Il peso di una gravidanza? Il senso di non farcela? L’opprimente presente condizionato dalla pandemia? Chi può si affida alla preghiera, perché a volte non resta nient’altro, quando l’urlo silenzioso resta inascoltato.
Lascia un commento