Costruire è meglio che distruggere

In giro per il mondo da qualche anno sta prendendo piede la “Cancel Culture”, ossia la smania di abbattere, cancellare, distruggere monumenti, statue, mausolei che rappresentino culture dispotiche, suprematiste, sessiste e così via. Caso di questi giorni, le 78 statue erette in piazza Prato della Valle a Padova, statue che immortalano personalità del mondo della cultura esclusivamente maschili, e che perciò stesso sono l’odioso paradigma di una cultura patriarcale e misogina, motivo per cui molti chiedono di abbatterle. Dopo aver visto lungo questo terzo millennio abbattere statue di personaggi ritenuti ormai “ingombranti”, da Saddam Hussein a Colombo al generale Lee, e premesso che naturalmente condividiamo il “sentiment” (per usare un termine oggigiorno parecchio abusato) che sta dietro questa smania, ci sembra che questo agire sia, oltre che stupido e superficiale, anche pericoloso e inquietante. Pericoloso e inquietante perché ci ricorda tanto l’equazione semplice e terribile messa in atto dal tetro esercito dell’Isis nel suo momento migliore, ossia Non-Rappresenta-Il-Nostro-Credo-Dunque-Lo-Abbattiamo. Ma oltre che inquietante e pericoloso, questo esercizio di sedicente democrazia è anche stupido e superficiale: portato alle sue estreme conseguenze, infatti, ci costringerebbe a riempire di candelotti di dinamite e far saltare in aria il Colosseo, tanto per dire, poiché come Anfiteatro Flavio è stato teatro delle peggiori atrocità perpetrate ai danni di schiavi, obiettori e cristiani; ci inviterebbe ad abbattere le piramidi Maya, poiché luogo di orrendi sacrifici umani; a eliminare quelle egizie, costruite sulla pelle di decine, centinaia di migliaia di schiavi; e perché non distruggere la Trump Tower, fiore all’occhiello di un ex presidente e businessman che ha fatto del sessismo, del razzismo, del suprematismo, della corruzione e dell’incompetenza i suoi cavalli di battaglia? Potremmo andare avanti all’infinito, ma preferiamo suggerire un’alternativa: invece di distruggere, e riflettendo sul fatto che ogni statua, ogni installazione è frutto dell’epoca in cui è stata eretta, e quindi parte della nostra storia di esseri umani, vale molto di più affiancare a questi simboli di sopraffazione, ingiustizia o prevaricazione delle nuove, edificanti installazioni che spieghino e mostrino gli orrori perpetrati… Nei pressi di una statua di Colombo, potrebbero essere dei moderni bassorilievi che raccontino i massacri e lo sfruttamento delle popolazioni indigene americane; accanto all’obelisco del Foro Italico di Roma che inneggia al fascismo, un’opera che ricordi le deportazioni degli ebrei o il massacro delle popolazioni etiopi; non lontano dalle 78 statue di Padova, un museo interattivo che celebri 78 donne che hanno fatto la storia e la cultura italiana.

La Storia non può, non deve cancellare e distruggere. La Storia deve costruire il nuovo, ricordando il vecchio.

Gli Spietati

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