Una nuova ricerca mostra che il contagio con la variante Omicron del Covid-19 crea una risposta immunitaria neutralizzante contro la variante Delta. Gli scienziati dell’Africa Health Research Institute hanno esaminato 15 persone vaccinate e non vaccinate contagiate dalla Omicron e dopo aver testato campioni del loro sangue contro la variante Delta, hanno trovato un aumento di oltre quattro volte degli anticorpi contro il virus, in un periodo di due settimane.
Sul campione di malati, coloro che erano stati vaccinati hanno prodotto una risposta più forte contro la variante Delta, secondo lo studio, che non è stato sottoposto a revisione paritaria (peer review).
“L’aumento della neutralizzazione della variante Delta negli individui infettati da Omicron può comportare una diminuzione della capacità della variante Delta di reinfettare quegli individui”, ha affermato il prof Alex Sigal, a capo della ricerca dell’Africa Health Research Institute.
“Se Omicron si dimostrasse meno patogeno, allora questo potrebbe dimostrare che il corso della pandemia è cambiato: Omicron prenderà il sopravvento, almeno per ora, e potremmo avere meno disagi nelle nostre vite”.
I ricercatori hanno avvertito una maggiore protezione dalla Delta potrebbe non essere attribuibile solo all’infezione da Omicron: potrebbero aver contribuito il precedente contagio da altre varianti e la campagna d’immunizzazione contro il Covid-19, stimolando un aumento degli anticorpi.
Il Covid “per diventare un semplice raffreddore probabilmente ci metterà non meno di 10 anni”. Ad affermarlo è l’infettivologo Massimo Andreoni.
“Mi sembra che si stia consolidando l’idea che Omicron sia un pochino meno virulenta rispetto alla Delta – premette Andreoni – considerando quante persone vanno in ospedale rispetto al numero dei casi. Certo, se aumentano tanto i casi aumenteranno comunque anche i ricoveri. Preoccupa molto la trasmissibilità di questa variante, che è già dominante in Italia considerando che dovrebbe aver superato il 50%. Sotto un aspetto puramente epidemiologico il fatto che il virus possa aver perso virulenza ci fa piacere, perchè noi stiamo aspettando che il virus si adatti sempre di più all’uomo diventando meno aggressivo”.
Quanto alle dosi booster, “Israele è già partito con la quarta dose, ma in maniera sperimentale, non perché vi sia effettivamente un’esigenza – ricorda l’infettivologo – Loro cercano di anticipare per capire quanto effettivamente si è protetti. Lo stesso vale per chi come la Francia sta anticipando la terza dose dopo tre mesi, non ci sono dati scientifici a supporto di questo. E’ uscito un lavoro che fa vedere come la vaccinazione con Pfizer dia un’ottima memoria a livello cellulare, solo che questa memoria è più difficile da misurare rispetto alla risposta anticorpale. Attualmente non vediamo malati gravi tra pazienti che hanno fatto la terza dose se non in casi eccezionali, quindi la terza dose funziona benissimo”.
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