Stasera i Maneskin si esibiranno durante la finale del talent X Factor, ma non come concorrenti, bensì come star internazionali, insieme ai Coldplay, tanto per dire. A parte il piacere di vederli e ascoltarli, perché ne parliamo? Perché i quattro ragazzi romani sono il paradigma di qualcosa che in Italia, se ci riferiamo all’industria dell’intrattenimento, è ormai diventato un tabù: la capacità di “osare” e di vendere all’estero il proprio prodotto. Sì, perché il mondo dell’intrattenimento italiano è l’unica industria italiana che non sa esportare! Tenteremo di spiegarci portando ad esempio tre esempi: l’industria musicale, quella cinematografica e quella televisiva.
I produttori e i dirigenti televisivi italiani non producono un format tv da anni, e alla sola idea di “rischiare un flop” se la fanno letteralmente sotto dalla paura. Respingono sdegnosamente qualsiasi proposta di programmi elaborati da autori italiani, a prescindere dalla loro qualità, e preferiscono andare a pescare nella vasta produzione internazionale, purché siano cose già andate in onda in altri paesi, già “testate”. Peccato che l’Italia sia l’unico paese a vivere esclusivamente di questo accattonaggio: tutti gli altri paesi, da Israele agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna alla Corea, producono a manetta fior fiori di format che poi vendono in giro per il mondo, ricavandone guadagni notevolissimi. Ma questo, per i nostri dirigenti e produttori televisivi, significherebbe rischiare in prima persona, esporsi, fare impresa. Concetti a loro del tutto sconosciuti!
Prendiamo ora il cinema. Con l’eccezione di pochi spavaldi (gente come Sorrentino, ad esempio) che si sono affrancati dal provincialismo italiano e che hanno lavorato per proporre l’italianità coniugandola con un linguaggio internazionale, anche qui i produttori e gli addetti ai lavori non fanno che pretendere e proporre un cinema piccolo piccolo, fatto delle solite commediole viste e riviste ambientate da decenni nella solita masseria in Puglia, oppure accontentandosi di soggetti pseudo-intellettual di cui non frega davvero niente a nessuno. Tutto il resto è vietato: per vedere grandi film con grandi trame, o film davvero innovativi e intelligenti, bisogna ancora una volta rivolgersi al cinema straniero, dalla Francia alla Cina, dalla Spagna agli Stati Uniti, paesi che invece sanno fare del cinema un’industria. Per carità, ogni tanto peschiamo anche noi qualche jolly; ma le eccezioni non fanno un’industria, per l’appunto…
Ultimo, il mondo della musica. Il quale, dei tre, è l’unico che sta cominciando a capire la lezione e sta cercando di muoversi di conseguenza. I Maneskin ne sono l’esempio più eclatante, ma dietro di loro si cominciano a vedere i risultati, contaminazioni interessanti tra la “nostra” musica e quella internazionale, “crossover” tra i nostri artisti e i migliori artisti mondiali, e così via. Ecco, ci auguriamo che l’industria dell’intrattenimento cominci a prendere come esempio queste aperture, e proprio dai Maneskin impari che, quando noi geniali italiani smettiamo di avere paura dell’ignoto e osiamo osare, nessuno può fermarci!
Gli Spietati
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