America is back, rispetto all’ America first: la contrapposizione di Biden che proprio nei primi atti della nuova amministrazione non è stata rispettata, visto che il primo periodo di Biden è molto appiattito sui programmi definiti da Trump, in primo luogo sulla Cina, salvo qualche alzata di ingegno demagogica, al limite dello scivolone e dell’ autoevirazione, sull’ Iran ed il Venezuela
E così il titolone, con foto di Biden non tanto festante quanto stupito, resterà un exploit non supportato, ma il futuro dell’ America, e della stessa Europa nei rapporti atlantici sta nella continuità e nella sicurezza
Ad analizzarla bene, con calma ed a distanza, non certo una valanga di voti quella con cui gli americani hanno cacciato Trump dalla Casa Bianca; certamente ci sono stati quasi venti milioni di elettori in più rispetto alle precedenti elezioni, ma questo non è stato un successo dem, non è stato loro patrimonio esclusivo, e questa massa ha solo in parte giustificato l’arrivo di Biden alla presidenza, visto che malgrado i rovesci del COVID Trump ha conquistato 11 milioni di voti più rispetto alle precedenti elezioni, passando a oltre 77 milioni di voti (tutti strettamente personali), mentre Biden, è solo beneficiario degli 84 milioni di voti attribuiti ai Dem, frammentati in un parterre che spesso ha ben pochi obiettivi ed ideali in comune
Per carità, capita, con l’ approssimazione e la partigianeria ormai usuali nel giornalismo, Ma dietro il C’è lo sfogo liberatorio di una illusione a lungo coltivata dalla nostra sinistra: che non solo esistesse ma fosse maggioritaria una immaginaria «America migliore».
Un’America pacifista, schierata contro Trump, in coda dietro le star di Hollywood, decisa a recuperare dopo anni di appannamento i cari ideali radicali, arrabbiata per i suoi pseudo caduti delle poco chiare rivolte urbane un’America diversa da quella dei McDonald’s e magari un po’ rossa o almeno arcobaleno.
Un equivoco.
Non nuovo a sinistra dove si sono bollati sempre come guerrafondai i repubblicani «pur essendo state tutte le guerre del Novecento, tutte tranne la prima nel Golfo, decise da presidenti democratici comprese quelle di Corea e del Vietnam».
E’ dura, a sinistra, dopo gli entusiasmi guidati, prendere atto di «questa» America uscita dal voto, in fondo e’ la stessa sinistra che nella passata tornata elettorale, per le primarie non avrebbe votato per Biden ma per ….
La speranza rimane, e sarà messa alla prova, che prevalga un grande movimento pacifista che possa sospingere o costringere l’ amministrazione USA su posizioni più avanzate di quelle espresse finora, ma i segnali non sembrano tali.
Il tifo da stadio, che ha portato ad affermare che gli americani avrebbero votato per chiunque non fosse Trump, non è confermato dai fatti: come ha fatto lo stesso Tump dopo un mandato controverso (secondo tali osservatori) ed in piena pandemia, costellata da difficoltà ed errori, a godere ancora di un consenso di ulteriori 11 milioni di voti? Trump si è quasi suicidato “DOPO” le elezioni, ma la sua sconfitta non è chiara, come non sarebbe stata chiara la sua rielezione.
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